- Pinerolo e la motocicletta - Vittime del terrorismo
- Recupero del patrimonio edilizio rurale - Salmi e inni Valdesi
- Contratti preliminari immobiliari - Tranvia di Pinerolo
- Meglio i punti sulla patente che quelli... di sutura - Autocertificazione
- La garanzia del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione - Privacy
- Le vetturette a motore - Per non finire in cattive acque
- Passi carrabili - Ferie sacre
- Norme per il recupero dei
sottotetti
- Uffa! Parliamo degnamente
- Successione - Fotocamere digitali
- Old fashion - Euro 1,2,3,4
 
Pinerolo e la motocicletta
 L’antica passione per le moto del popolo pinerolese

Pinerolo e la motocicletta, un feeling  sbocciato con la nascita di questo mezzo motorizzato. Risale infatti ai primi anni del secolo scorso e per l’esattezza al 1913, la costruzione di un mezzo motoristico, poco più di una bicicletta a motore, in una fabbrica artigianale della nostra città in via Saluzzo, la “moto Romero di Giovanni Romero”, al quale seguirono poi una serie di nuovi modelli, sempre più avanzati come tecnica, fin verso il 1932.
Ma nel contempo questa passione aveva contagiato i fratelli Martina, principalmente Pasquale e Cesare, che con la loro officina, anch’essa  nel centro di Pinerolo, in via Sommeiller, nel 1924 diedero vita ad un primo modello al quale ne seguirono altri sino all’inizio della guerra. La guerra appunto diede il colpo di grazia alle speranze costruttive dei pinerolesi, ma al termine della stessa inizia un periodo altrettanto valido, quello delle competizioni e dell’agonismo.
Siamo ai primi del 1946, tutto è da ricostruire, ma la passione  dei motori serve anche a  mitigare paure, ansie, dolori, e la velocità, intesa quasi come sfogo, impera con i suoi circuiti cittadini, le gare di chilometro lanciato e le corse su pista.
E subito questa passione divide i pinerolesi affiliati in due società nettamente contrapposte; ma se in certi campi questa rivalità ha distrutto, nel nostro settore questa rivalità si è trasferita in agonismo sportivo e con la organizzazione di gare sempre più importanti ed avvincenti.
Se da una parte si vedeva crescere il famoso “Circuito dei viali” fino ad assurgere alla massima categoria ed ai sidecar, dall’altra ci si sfogava con il motocross, prima in Piazza d’Armi, poi a Baldissero con gare che crescevano fino al livello massimo nel 1957 della “Coppa Europa” con piloti e moto cecoslovacchi, al tempo i migliori in assoluto.
E se si chiude il ciclo della velocità cittadina, per noti ed evidenti pericoli, ecco comparire il trial, uno sport  nato a Pinerolo nel 1962 e cresciuto nel tempo tanto da essere ancora attuale oggi, con l’unica società sopravvissuta nel tempo, il Gentlemen’s – Pinerolo  che ha visto nello scorso mese di settembre raggiungere l’apice della organizzazione con la più importante gara a livello mondiale, il Trial delle Nazioni, campionato del mondo a squadre nazionali femminile e maschile in prova unica.

Ferruccio Garis
 

 Recupero del patrimonio edilizio rurale

La riscoperta del mondo rurale, che ha la sua più nota e diffusa espressione nel fenomeno dell’agriturismo, compie in Piemonte un nuovo passo, coniugandosi con le linee della programmazione urbanistica e di tutela del suolo raccolte nella recente legge regionale n.9 del 29.4.2003.
Lo spirito della norma, come reso noto dall’Assessorato all’Urbanistica piemontese, è analogo a quello che aveva già ispirato altri provvedimenti precedenti, come la legge sul recupero dei sottotetti: risparmio del suolo ed introiti per le casse comunali sono le utilità pubbliche, mentre il privato ottiene nuove superfici residenziali anche in deroga alle prescrizioni degli strumenti urbanistici (destinazioni d’uso, indici o parametri urbanistici), sempre fatti salvi i diritti dei terzi.
Per poter beneficiare della legge regionale 9/03 occorre che i rustici oggetto di recupero siano stati realizzati entro il 1 settembre 1973, e che gli stessi siano utilizzati a servizio dell’attività agricola o per funzioni accessorie alla residenza, con esclusione delle opere abusive e dei capannoni agricoli con strutture prefabbricate o in cemento armato.
Lo scopo di valorizzare il patrimonio edilizio rurale, e quindi di evitare lo sviluppo di nuovi impianti edilizi a favore del recupero di quelli esistenti, viene incentivato anche con la previsione di uno sgravio, pari al 70%, degli oneri di urbanizzazione qualora l’intervento di recupero costituisca un ampliamento dell’unità immobiliare preesistente.
L’intervento, assoggettato al rilascio del permesso di costruire (che sostituisce, nella normativa vigente, la concessione edilizia), dovrà rispettare le altezze di colmo e di gronda e le linee di pendenza delle falde dei tetti e non potrà consistere nella demolizione e successiva ricostruzione del fabbricato.  
 

Mauro Bruno
 

 Contratti preliminari immobiliari

Nelle compravendite immobiliari, un momento importante della transazione è rappresentato dal contratto preliminare (nel linguaggio comune è detto, impropriamente, “compromesso”). Per il Codice Civile, esso è nullo se non è stipulato nella stessa forma del contratto definitivo, quindi l’impegno orale a concludere la compravendita di una casa non vale nulla.
In buona parte dei casi ci si rivolge ad agenzie abilitate a svolgere un ruolo di intermediazione (controfirmando un modulo di proposta già predisposto); altre volte si ricorre all’assistenza di uno specialista, di solito un notaio, in genere quando si sceglie la trattativa diretta o qualora l’eventuale intermediario  non sia un mediatore ufficiale.  Se poi è prevedibile un lungo intervallo di tempo per arrivare al rogito, è buona norma prudenziale far trascrivere il  preliminare nei pubblici registri (per esempio un’impresa edile che venda appartamenti ancora “sulla carta”, cioè in corso d’opera, potrebbe nel frattempo fallire, con le immaginabili complicazioni a seguire).
Quasi sempre i contratti preliminari non vengono trascritti, per evitare l’aggravio di spese (imposta di registro) o anche per non dover dichiarare l’intero prezzo dell’immobile. Eppure, se la transazione è già determinata in tutti i particolari, ci si trova in realtà di fronte ad un “definitivo” (anche se ancora  in mancanza di rogito notarile), e non ad un preliminare, e ciò può avere conseguenze pratiche. Infatti, se un firmatario del preliminare rifiuta poi di stipulare l’atto notarile, l’altra parte può chiedere la risoluzione del contratto con relativo risarcimento del danno; oppure può ottenere, facendo causa, una sentenza che produrrà gli stessi effetti del contratto definitivo non concluso.      

FRAM
 

 Meglio i punti sulla patente che quelli... di sutura

Il 2003 sarà ricordato dagli italiani per l’immissione della patente a punti, un susseguirsi di notizie che venivano smentite il giorno dopo, un sacco di voci che circolavano inventate da chissà chi, insomma un gran caos.
Ma in pratica, cosa è cambiato al codice della strada? Ben poco, se non, ovviamente, i punti.
Si pensa che d’ora in poi bisognerà allacciare le cinture di sicurezza anche nei sedili posteriori. E’ vero, ma sono già parecchi anni che vale questa regola. Una cosa che invece ha fatto discutere è stato chi avrebbe pagato (in punti) per tali cinture. Verrebbe da dire che ognuno debba pagare per le sue, ma questo vale solo per i trasportati maggiorenni, infatti il conducente perde 5 punti ed in più si prende la multa ed i trasportati maggiorenni si pagano la multa (niente punti); i  minorenni senza cinture fanno togliere punti al conducente. Già, ma allora se sto portando con me quattro ragazzi sotto i diciotto anni e nessuno di noi cinque allaccia la cintura, vuol dire che me ne dovrò tornare a casa a piedi, senza la mia amata patente di guida, pulita fino a quel momento,  a prendermi, fra l’altro, anche una bella ramanzina da mia moglie che domenica voleva andare a fare un giro all’Ikea? Beh, “fortunatamente” no, perchè se la somma delle infrazioni causate superasse i venti punti, ma nessuna di queste comportasse il ritiro immediato della patente (guida in stato di ebbrezza, sorpasso in curva etc.), possono essere decurtati “solo” quindici punti.
Per i più indisciplinati, o vogliamo dire per i più disattenti alle norme del codice, il legislatore ha pensato di creare dei corsi di recupero(un po’ come le rimandature a settembre), per poter riconquistare parte dei punti persi per strada. E questa è forse la novità che ha fatto felice per lo meno i proprietari di scuole guida, essendo tali corsi a pagamento. Ma attenzione! Non basta iscriversi e pagare la “retta”, perchè i cosiddetti “corsi di educazione stradale” comportano una frequenza obbligatoria. Per i più corretti o comunque per chi si pente di essersi comportato come un pirata in macchina, il nuovo codice della strada prevede anche la possibilità di guadagnare qualche punto per buona condotta: chi ha 20 punti e non subisce sottrazioni per due anni può averne 2 di bonus per ogni biennio, fino a raggiungere un massimo di 30 punti sulla patente.
E’ utile ricordare che la precedenza ai pedoni va data sulle strisce pedonali. Se a 100m indietro o avanti non ce ne sono, il codice della strada permette ai pedoni di attraversare  in quel punto, ma non hanno la precedenza sulle macchine.
Si dice che questi punti siano virtuali, quindi come si potrà sapere quanti ne abbiamo persi e quanti guadagnati? Al momento è in corso l’istituzione dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, dopodichè si potrà verificare tramite Internet il proprio punteggio.
Una vera novità è l’obbligo dal 1° gennaio 2004 di tenere in macchina un giubbotto riflettente. Già, ma a cosa serve veramente e soprattutto, sono tutti uguali? La norma prevede che siano usati quando si scende dall’auto in autostrada, ma uno non vale l’altro, è bene controllare che nell’etichetta sia stampato il marchio CE di omologazione.
Per il momento una sola cosa è certa: a pochi mesi dall’istituzione del nuovo codice gli incidenti sono diminuiti sensibilmente, soprattutto il numero di morti è calato. Sarà la presa di coscienza sui rischi che corrono a non rispettare le norme? Sarà la paura per la perdita dei punti? Questo non si sa, ma se così fosse, allora ben venga la patente a punti.

Chiara  Marinetto
Fabrizio Crepanzano
 

 La garanzia del pluralismo e dell'imparzialità
 dell'informazione
 
Strumento essenziale per una democrazia compiuta

Una volta tanto le celebrazioni per un anniversario non si sono trasformate in passerelle ed amarcord. Il 40° compleanno della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, di per sé, non è un grande evento, ma l’ufficialità data dal presidente della Camera Casini, prima, e successivamente da Ciampi, ha fatto sì che una normativa oggettivamente datata (legge 3 febbraio 1963 n. 69), nata quando poche famiglie italiane possedevano un televisore, non abbia tradito l’impianto deontologico ed etico voluto dal suo creatore, il giurista, uomo di Governo e di Stato, ministro Guido Gonella. La stessa sopravvivenza di un ordine professionale trova la ragion d’essere nel porre regole per l’accesso alla professione, insieme ad una forte cifra morale che ne salvaguardi l’impianto a garanzia non solo dei giornalisti, ma soprattutto dei lettori-cittadini. Un azzeccato convegno, a margine della ricorrenza, argutamente sintetizza bene nel titolo la “ratio” di una normativa che esalta l’art. 21 del dettato costituzionale: “Libertà di stampa: diritto dei cittadini, dovere dei giornalisti”; un monito chiaro che è stato ripreso dal presidente della Repubblica Ciampi, ricordando l’unico messaggio inviato alle Camere lo scorso luglio – in occasione della tradizionale cerimonia del Ventaglio – dopo quasi quattro anni del settennato. La garanzia del pluralismo e dell’imparzialità dell’informazione costituiscono uno strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta. Un traguardo non facile da raggiungere senza una tensione degli operatori dell’informazione consci della valenza pubblica del loro lavoro, strumento unicamente al servizio del bene comune e dell’armoniosa crescita della società. Non pettegoli e disinformati altoparlanti di luoghi comuni o peggio gazzettieri al soldo del satrapo di turno, ma schiene dritte e dignità professionale, a costo di qualche sacrificio. La stampa deve essere sempre più libera nell’ambito del rispetto delle altre libertà sancite dalla Costituzione. Una concorde responsabilità del potere legislativo ed esecutivo, con l’indipendente attività dell’ordine giudiziario. “La democrazia che intende sfuggire alle allucinanti imposizioni delle verità ufficiali – dice ancora Gonella – è ben conscia che la libertà di stampa è uno dei fondamenti del sistema democratico il cui fine è la dignità dell’uomo nell’esercizio di tutte le sue libertà”.

Ezio Ercole
V.Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
 

 Primo novecento
 
Le vetturette a motore
 Quando si parlava di meno e si realizzava di più

Il rilancio della FIAT è partito nel marzo scorso dal salone di Ginevra. “L’auto FIAT è assolutamente strategica” assicurava l’Amministratore Delegato di Fiat Auto… “Ci riscatteremo, ma ci vuole il management”. Intanto, vortice di voci, di ottimismo, di interviste, precisazioni di banchieri, dall’America la General Motors, di qui l’alta finanza ed i sindacati, giornali e TV.
Un secolo fa si parlava di meno e si realizzava di più.
La febbre dell’auto si era scatenata alla fine del 1800, oltralpe. I francesi andavano matti per quelle prime macchine diaboliche a motore. Da noi, la prima vetturetta era nata nel 1895 nell’officina della Ditta Martina in via Buniva a Torino. Destava curiosità, ma soprattutto entusiasmo.
I fratelli Ceirano salivano intanto sulla cresta dell’onda aprendo in corso Vittorio Emanuele 9, in Torino, una piccola officina ove potevano costruire cicli su licenza della casa Welleyes. Ma Giovanni Ceirano ed il figlio Ernesto trovarono più interessante ed audace costruire, anziché velocipedi, vetture mosse da motori a combustione. La prima vetturetta esce dalle officine dei Ceirano nell’aprile del 1899. la FIAT acquistava i disegni e le attrezzature dalla famiglia Ceirano per la somma di 30 mila lire.
50 operai della Giovanni Battista Ceirano di corso Vittorio iniziavano a produrre la nuova vetturetta in corso Dante nella Fabbrica Italiana Automobili Torino, nata presso uno studio notarile di Torino l’11 luglio 1899 con ben 800 mila lire di capitale sociale; l’atto costitutivo recava le firme dei cavalieri Giovanni Agnelli e Ceriana, del marchese Ferrero Ventimiglia, del signor Damevino, i nobili Biscaretti e Bricherasio, gli avvocati Goria, Gatti, Racca e Scarfiotti.
Nel 1901 la FIAT 6-8 HP partecipa al Giro d’Italia automobilistico, pilotata da Giovanni Agnelli e Felice Nazzaro.
Novecento: a Torino vivono 335.000 abitanti e 14.900 sono addetti all’industria metalmeccanica. Nascono officine per la costruzione di autovetture mentre circolavano già, a Torino, un centinaio di automobili...
La novità si trasferì presto nello sport. Per le gare automobilistiche nazionali venne stabilito che tutti i particolari delle vetture partecipanti fossero di fabbricazione italiana. Quel regolamento sportivo poneva all’industria nazionale uno dei problemi più indilazionabili e determinanti per il suo avvenire. In quei tempi il cuscinetto a sfere non veniva costruito in Italia. Fu così che nel 1906 in via Marocchetti in Torino, oltre l’angolo di corso Dante dove era l’officina FIAT, 35 operai cominciarono a lavorare in una piccola officina per la produzione dei primi cuscinetti a sfere italiani.
Era lo sviluppo prodigioso dell’industria che partiva dal vecchio Piemonte

p.c.g.

 Passi carrabili
 Nuove norme ai sensi dell' Art. 22 del Nuovo Codice della Strada n° 285/92

A norma del Nuovo Codice della Strada tutti i passi carrai vanno ora segnalati con un apposito cartello recante il numero dell' autorizzazione comunale da richiedersi nel caso del Comune di Pinerolo all'Ufficio Tecnico, previo versamento sul cc. 30860100 della somma di Euro 15,49.
Solerti impiegati comunali provvedono immediatamente a consegnare il cartello munito perfino dei necessari tasselli per l'affissione sul pilastro del cancello carraio.
Il cittadino che trova un'autovettura parcheggiata davanti al proprio cancello opportunamente segnalato, può chiedere l'intervento dei Vigili Urbani per fare rimuovere l'inopportuno veicolo, che sarà multato per divieto di sosta.
il Comune di Pinerolo con delibera della Giunta Comunale n°461 del 12 novembre 1998 ha stabilito che i soggetti già iscritti a ruolo per il pagamento della tassa di passo carraio sono esonerati dalla presentazione della domanda in bollo e dal pagamento della presentazione della domanda di bollo e dal pagamento dei diritti di segreteria.
Con successiva delibera di G.C. n° 514 del 17/12/1998 il Comune di Pinerolo ha esteso l'esenzione del pagamento dei diritti di segreteria ai passi carrai a "RASO" non soggetti al pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico ma che esibiscono il cartello di PASSO CARRAIO.
Evidentemente la Legge BASSANINI sulla semplificazione delle procedure sta spirando anche nel pinerolese, speriamo che sia un segnale di cambiamento indirizzato alla semplificazione degli atti pubblici che molte volte inducono i cittadini a rinunciare di fare valere i propri diritti a causa delle lungaggini burocratiche.

Mauro Bruno
 

 L'autocertificazione
 
(legge Bassanini)

Dal lontano 1968, quando uscì per la prima volta una legge sull’autocertificazione, si è arrivati alla legge 15/5/1997 n. 127 (“Legge Bassanini II”) seguita poi dal regolamento di attuazione (DPR 20/X/1998 n. 403) per darvi esecuzione. Ma di che cosa si tratta? Autocertificazione significa che i cittadini non sono più obbligati a dimostrare con “certificati” la propria nascita, esistenza in vita ecc. alle varie amministrazioni pubbliche, ma saranno queste ultime a prendere atto di quanto i cittadini stessi dichiarano e autocertificano. Questo succederà però ad una condizione: che i cittadini conoscano i loro diritti e li facciano rispettare. Vediamo dunque di fare chiarezza sulla questione.
Le amministrazioni pubbliche che non possono più pretendere l’esibizione di “certificati” sono: Comuni, Scuole, Università e Motorizzazione Civile. Si noti che la validità di quanto dichiarato dal cittadino (che ne assume la responsabilità penale in caso di falso) non è soggetta a scadenza. Basterà la semplice firma e non ci vorranno più autenticazioni nè bolli, con conseguente risparmio di tempo e denaro. Occorre però presentarsi muniti di un documento di identità valido (non scaduto); l’impiegato allo sportello potrà registrare i dati facendo fotocopia non autenticata del documento. Non solo, ma in caso di impedimento l’autocertificazione può essere presentata da un’altra persona o inviata per posta o via fax.
E se qualcuno non può o non vuole utilizzare l’autocertificazione? Può chiedere che i documenti vengano acquisiti direttamente dall’amministrazione; in tal caso bisogna indicare qual’è l’ufficio pubblico presso cui si trovano.
Questo può avvenire, per es., quando un ufficio richiede al cittadino estratti degli atti di stato civile esistenti in un Comune diverso e lontano da quello di residenza. Saranno quindi gli uffici pubblici a doversi organizzare per la trasmissione reciproca dei documenti (per questo ormai esiste anche la via telematica); e una circolare della presidenza del Consiglio dei ministri in data 5 febbraio 1999 ha incaricato anche le Prefetture di vigilare sull’applicazione del citato regolamento. Quindi nessun ufficio può più fingere di ignorare che le regole sono cambiate.

M. F.
 

 Norme per il recupero a fini abitativi di
 sottotetti

Avete mai provato il mese di agosto a salire nel sottotetto di casa vostra o in mansarda? Vi accorgerete che lassù fa un caldo insopportabile ed è forse questo il motivo che ha indotto la Regione del Piemonte il 6 agosto 1998 ad emanare una Legge (la n. 21) che disciplina appunto i sottotetti.
In pratica da ora in poi, chi possiede un sottotetto, che abbia idonee caratteristiche, può renderlo abitabile, ovviamente dovrà avere altezza minima di m. 1,60 e altezza media di m. 2,40 oltre ad una sufficiente aerazione, illuminazione e dovrà essere convenientemente isolato e protetto.
Tanto è vero che il vecchio solaio o la spoglia mansarda se convenientemente riattata possono diventare l’angolo più esclusivo e raccolto della casa.
Gli scopi che il Legislatore regionale si prefigge sono essenzialmente tre:
1) recupero a fini abitativi di volumetrie di sottotetti esistenti;
2) limitazione del consumo del suolo;
3) incentivazione del risparmio energetico.
Questa legge sul “recupero dei sottotetti” capita proprio a fagiolo in quanto concomitante con la Legge dello Stato che permette di dedurre il 41% del costo dei lavori sul pagamento delle tasse (IRPEF), da diluire in 5 o 10 anni a scelta del contribuente.
Nei condomini il problema del ricupero dei sottotetti è più complesso, infatti la giurisprudenza corrente pare attribuire la proprietà dei locali di sottotetto agli alloggi dell’ultimo piano, se il regolamento di condominio non dispone diversamente, per cui i proprietari degli alloggi all’ultimo piano possono adibire il volume soprastante per un uso esclusivo e pertinenziale a condizione che il condomino si accolli la totalità della spesa della sistemazione. Ovviamente il ricupero a fini abitativi delle mansarde comporta il pagamento al comune degli Oneri di Urbanizzazione e del costo di costruzione delle opere che possono essere dimezzati qualora il proprietario vincoli la mansarda all’alloggio principale.
I Funzionari regionali estensori del progetto di legge e lo stesso Assessore Regionale all’Urbanistica Dr. Franco Maria BOTTA, in un recente convegno indetto sull’argomento presso la Camera di Commercio di Torino, hanno auspicato che da parte dei Sindaci dei comuni venga data un’interpretazione estensiva della norma in modo da concedere il maggior numero di licenze di abitabilità alle mansarde esistenti in Piemonte.
È questo un modo elegante per incassare del denaro da parte dell’erario pubblico, con buona pace di coloro che spontaneamente decidono di abitare legalmente i propri sottotetti e che intendono renderli confortevoli con opere che daranno sicuramente lavoro ad imprese artigiane locali.

Mauro Bruno
 

 Privacy

Sarà forse un’impressione sbagliata, ma da quando è operante la legge n. 675/96 sul trattamento dei dati personali a salvaguardia della cosiddetta “privacy” sembrano moltiplicarsi i casi in cui il diritto alla riservatezza su tutto quanto concerne la nostra vita privata viene sempre più insidiato, sminuito, violato. Sembra quasi che i pur buoni motivi alla base di quella legge siano stati il punto di partenza per arrivare a stravolgerne lo scopo, che dovrebbe essere la tutela dei cittadini da indebite ingerenze esterne nei fatti propri.
Non si è più tranquilli neppure tra le pareti domestiche, perché sempre più spesso riceviamo a casa – oltre alle telefonate aventi per oggetto indagini di mercato – chili di posta a noi diretta personalmente, con tanto di nome, cognome, via e numero civico, da parte di “mittenti” con i quali non abbiamo mai intrattenuto rapporti. Come e perché quelle persone o aziende abbiano acquisito la facoltà di gestire a priori i nostri dati anagrafici, non è dato di sapere. In compenso ci viene proposto (ancorché non richiesto) di  tutto: talismani della felicità, analisi del nostro “IO” in base alla data di nascita, diete dimagranti, terapie contro la depressione, esami gratuiti dell’udito, confezioni di vini o simili, libri ed enciclopedie, polizze assicurative, abbonamenti a periodici cui non abbiamo interesse, offerte di partecipazione a concorsi che non ci attirano.
Un’altra cospicua mole è costituita dai bollettini di c.c.p. – con le nostre generalità e residenza prestampate su tutte le parti del modulo – concernenti richieste di denaro da parte di enti vari, religiosi e laici, operanti anche all’altro capo dello Stivale o addirittura all’estero; molti non li abbiamo mai sentiti nominare e potrebbero anche essere inesistenti (ma esiste sicuramente chi spedisce quei bollettini). Loro, però sanno benissimo come ci chiamiamo e dove abitiamo! E senza essere stati invitati, ci riempiono la casa di carta che, dato l’alto costo di produzione, potrebbe esser meglio utilizzata per altri scopi.
A questo punto, che cosa resta da fare al cittadino per difendersi da una siffatta intrusione? Secondo la legge sulla “privacy” non si può fare altro che prendere carta e penna (o, per chi può, computer o fax) e scrivere – si badi bene, ad ogni singolo responsabile del trattamento dati (!) – dichiarando la propria opposizione al loro utilizzo e la cancellazione dei dati personali dai loro elenchi.
Verrebbe da ridere fino a slogarsi le mascelle, se non ci fosse piuttosto da piangere; a parte il fatto che nessuno può obbligare alcuno a dedicare parte del proprio tempo alla “spulciatura” di corrispondenza non richiesta, non è semplice liberarsene facilmente gettandola nella carta straccia, a meno di ridurla preventivamente in minutissimi frammenti per impedire a chicchessia di risalire ai nostri dati personali. Ed allora, dovremo forse munirci tutti di un “tritacarta” o quanto meno di un fornelletto su cui bruciare tutta quella maledetta corrispondenza?

F. Martoglio
 

 Successione

A prescindere dalle novità (positive) che hanno interessato il tema delle successioni sotto l’aspetto fiscale, ciò che non è cambiato è il modo con cui le successioni si devolvono (situazione operante dal 1975 con la riforma del cosiddetto diritto di famiglia).
Sono praticamente due i modi con cui un bene può passare per successione da una persona che non c’è più (solitamente detta “de-cuius”) al suo successore o erede e cioè:
a)       per legge (ove non ci sia testamento)
b)       per testamento
1° caso   (senza testamento)

Nel primo caso se chi viene a mancare non ha disposto dei suoi beni, l’eredità passa (si “devolve” in termine tecnico) ai suoi parenti nel modo che segue:
solo figli: in parti uguali
coniuge + un figlio: un mezzo ciascuno
coniuge + due o più figli: un terzo al coniuge e due terzi ai figli in parti uguali fra loro
solo genitori: in parti uguali
solo fratelli e sorelle: in parti uguali
coniuge e fratelli e sorelle: due terzi al coniuge ed un terzo ai fratelli e sorelle in parti uguali fra loro
coniuge, genitori e fratelli e sorelle: due terzi al coniuge, un quarto ai genitori ed un dodicesimo ai fratelli e sorelle in parti uguali fra loro.
2° caso   (con testamento)
La legge dà la facoltà di disporre entro certi limiti dei propri beni per testamento.
Questa è la facoltà di cui ci si dovrebbe sempre avvalere, specialmente quando i beneficiari sono più parenti. Il testamento non fa male alla salute, non porta jella, evita penose situazioni di liti e conflitti e relative spese che possono guastare un buon ricordo di chi i beni ha lasciato.
Il limite nel disporre dei propri beni è dato dalla presenza di determinati congiunti che non possono essere “dimenticati”, ed ai quali compete una quota (cosiddetta legittima) dell’eredità (se “dimenticati” hanno diritto a rivendicare ed ottenere quanto loro spettante).
Hanno diritto alla quota legittima:
coniuge solo: metà del patrimonio
coniuge + un figlio: un terzo a testa
coniuge + due o più figli: rispettivamente un quarto il coniuge ed un mezzo tra tutti i figli
un figlio: metà del patrimonio
due o più figli: due terzi in parti uguali fra loro
genitori + coniuge solo: rispettivamente un quarto ed un mezzo.
Come redigere materialmente il testamento, potrà essere oggetto di un prossimo intervento: basti dire che tra i vari modi ve n’è uno semplice che può essere fatto da chiunque sappia scrivere e sia lucido e su qualsiasi pezzo di carta purché abbia alcune caratteristiche essenziali: deve essere scritto totalmente dal testatore, datato e firmato dallo stesso testatore (cosiddetto testamento “olografo”).

Bartolomeo Pautasso
 

 Per non finire in cattive acque
 
Acque sorgive, Acque di pozzo, Acque reflue - Tutte da
 denunciare entro giugno 2002

Il proverbio “semplice come bere un bicchiere d’acqua” è, negli ultimi tempi, di pressante attualità, soltanto che, paradossalmente, parlando di acqua tutto si può dire fuorché si tratti di un argomento semplice, soprattutto se si tratta di acque attinte da sorgenti e pozzi o di acque reflue (di fogna) da scaricare da qualche parte.
Sono in particolar modo i residenti delle zone extra urbane: periferiche, collinari ed agricole ad avere i maggiori problemi, in pratica tutti coloro che sono obbligati ad approvvigionarsi di acqua da sorgenti o da pozzi privati, perché le loro zone sono prive di acquedotto pubblico, oltre a tutti coloro che devono scaricare le acque fognarie in corpi idrici superficiali o in sotterraneo perché residenti in zone prive di fognature comunali.
Un coacervo di norme si preoccupa della disciplina delle acque; in pratica tutte queste norme, tra le altre cose, dispongono che gli utenti debbano, entro il giugno 2002, denunciare ai Comuni ed alla Provincia le loro sorgenti, i loro pozzi (siano essi attivi o inattivi) e soprattutto gli scarichi delle acque reflue, precisando ubicazione e caratteristiche degli impianti di trattamento, il tutto corredato da apposita certificazione redatta da un tecnico abilitato ed iscritto ad un albo professionale.
In seguito gli Enti provvederanno ad autorizzare sia i prelievi che gli scarichi delle acque entro i prescritti termini di legge.
Chi non provvede entro tale data ad eseguire le denunce risulterà inadempiente, rischiando pesanti sanzioni. E’, quindi, consigliabile, data la complessità della procedura, informarsi e provvedere ad inviare per tempo le prescritte denunce agli Enti indicati.
Non si illudano però gli utenti che scaricano le loro acque reflue non in fognatura comunale di limitarsi a compilare qualche modulo applicandovi una marca da bollo, perché gli impianti di trattamento delle acque dovranno essere a norma con le disposizioni vigenti e dovranno garantire una depurazione delle acque tale da risultare in regola con i limiti tabellari stabiliti per legge e che l’ARPA (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, in pratica l’Ufficio di igiene pubblica a livello regionale) potrà in qualunque momento controllare comminando, qualora qualche parametro risultasse fuori limite, pesanti sanzioni.
In pratica occorrerà predisporre un impianto che garantisca la separazione delle acque nere (quelle del W.C.) dalle grigie (quelle dei lavandini e lavatrici) che dovranno, rispettivamente, essere trattate: le nere da pozzi “Imhoff”, le grigie da vasche “sgrassatrici” e quindi dovranno confluire in una vasca chiarificatrice a valle della quale dovrà essere predisposto un pozzetto per il prelievo dei campioni.

Mauro Bruno
 

 Old fashion

Gentile bella e simpatica signorina
Sono da più di trentacinque giorni e la notte che non dormo più, e per il tuo pensiero che mi turba l’anima e il cuore, con la testa in fiamme e la cervela tremolante; dunque cara Teresa ti dico che se sapessi di continuare la mia vita così in questo modo melio sarebe che non t’avessi amata.

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Tuti i giorni che pasa mi sembra di venire mato e la domenica minciuco  per dismentiare che questo affetto è la rovina de la mia familia; dunque ti dico Cara Teresa che ti amo con tuto il cuore e che se tu non corrispondi nel mio povero cuore finirà per capitare una gran disgrascia che io son capace anche di spararmi una rivoltela che la quale io avevo comperato quando facevo il garsone in Francia con mia magna bunanima.

Io lavoro giorno e notte avendomi avansato dei soldi e messi in un libreto alla posta e perfino il padrone della posta mi à deto che posso finalmente mariarmi e mantenere la dona con tutti i filli che compreremo insieme io e tu.
Dunque cara fanciulla dimi una parola definitiva che io possa finalmente fare quel passo inverso la mia familia come fano tutti quei giovani che si mariano. Il mio padre mà deto che tu sei una brava buona bela tranquila e sensa preteise; la mia madre mà deto che io facio molto bene per la mia salute che ringrasciando Dio non mi manca mai.
Dunque mia cara Teresa non avere pavura che nel riguardo del interese siamo fortunati; solo questa setimana oh comperato una dosina di maiali al mercato di Saluso che oh venduti a la fera di Barge quando cera il balo soto l’ala e che tò visto a balare.
Oh guadagnato 52 marenchi d’oro. Dunque ti dico che tu mi sposiamo che saremo ripeto fortunati tuti e due. Dunque cara Teresa se ti sembra che il contrato sia buono da fare ti prego cara fanciulla di dirmi subito che anche tu per questo che tò deto mi ami di vero cuore dunque ti dico che ti aspeto giovedì sera a le ore 8 o perlì soto i portici di Busolino che è il cafè che vende anche le caramele. Io per te mi fermerò dopo che ò fato il mercato fino a questa ora che ti oh deto. Se per incaso tu non venisti io vado dentro il cafè di Bussolino la quale ti speto lì dentro insieme a prendere il preparato.
Dunque cara Teresa siamo intesi, e io spero che venera, sicuro per quel amore che ti porto nel cuore e che mi sembra di venir mato tuti i giorni di più.
Tanti saluti, tanti baci sula tua bela facia che mi piace tanto che mi pare quela dela Madona.
Anche da mio padre e da mia madre e da mia sorela che ti conosce.
 

 Ferie sacre

La Corte di Cassazione, confermando il valore del “tempo libero” come strumento di realizzazione e garanzia della dignità umana dei lavoratori, ha stabilito che in caso di ferie non usufruite – per forza maggiore o per “esigenze di servizio” – nell’anno in cui sarebbero spettate, è possibile chiedere di fruirne nell’anno successivo, ed il datore di lavoro non può obbligare i dipendenti ad accettare la “monetizzazione” delle ferie non godute, perché il riposo non è monetizzabile. Devono quindi – ha concluso la Corte – considerarsi nulle le clausole contrattuali, anche collettive, che a fronte del mancato godimento delle ferie prevedano, in via esclusiva, l’indennità sostitutiva. La scelta è lasciata, quindi, al lavoratore, cui spetta valutare il proprio bisogno – o meno – di ritemprare le energie psico-fisiche con giorni di riposo non utilizzati nell’anno precedente.
 

 Vittime del terrorismo
 
Non vendette, ma giustizia

L’Associazione ha sede in Torino presso l’Amministrazione Provinciale. Aderiscono vittime del terrorismo, familiari di vittime o singoli soci e varie regioni d’Italia. L’associazione è apolitica, senza fini di lucro e svolge azione di sensibilizzazione perché non sia dimenticato quel triste periodo denominato “anni di piombo”.
La strage delle due torri di NEW YORK ha riportato l’attenzione sul pericolo del terrorismo, ma sembra non abbia insegnato a molti che il problema non può trovare scusanti con distinguo sul cosiddetto garantismo o tolleranza. Assistiamo ancora oggi all’utilizzo da parte dei mass-media di personaggi che hanno “infettato” la testa dei giovani e vengono considerati “oracoli” o “teste d’uovo”, tanto che sono rivalutati, blanditi e penso anche “omaggiati”.
Un capovolgimento dei valori. Non si vuole vendette, bensì giustizia ed ancora non si vede che ciò sia avvenuto per parecchi delitti rimasti impuniti, ovvero personaggi latitanti e mai ricondotti in Italia. Mentre si invocano sempre più misure di cancellazione totale.
Si vuole la rimozione totale di un passato che è costato oltre
300 morti e oltre 3000 feriti e invalidi, spesso gente innocente, che faceva solo il suo compito sociale. Rivolgiamo un monito: se un paese non sa ricordare e tutelare le sue vittime, sarà prima o poi costretto a rivivere tale passato.
E questo lo diciamo perché i giovani sappiano meditare e non siano più ammaliati dai cattivi maestri e non seguano i concetti del facile garantismo o della facile tolleranza legata al giustificazionismo sociale spesso fasullo e posto in essere da personaggi mercenari e al soldo di mercanti d’armi o di ideologie aberranti.

Maurizio Puddu
Presidente dell’Ass. Italiana Vittime del Terrorismo

 

 Uffa! Parliamo degnamente

Da parecchio tempo a questa parte è invalsa l’abitudine di utilizzare, a proposito ed a sproposito, termini inglesi.
Ora è fuori discussione che per certa tecnologia tecnica venga utilizzato l’inglese, ma quando c’è il termine italiano perché mai si deve adoperare una parola che italiana non è?
Lungi da me il voler imitare la stupida abitudine del ventennio di italianizzare in modo assurdo nomi locali francesi o tedeschi delle zone di confine con i risultati penosamente ridicoli, che ancora oggi si ricordano, ma qualcuno mi vorrebbe spiegare perché devo sentire “art director” anziché direttore artistico, “ticket” anziché biglietto o contributo, “trend” anziché tendenza, “manager” anziché direttore, “sound” anziché sonorità ed una serie infinita di altri termini che sanno solamente di un penoso leccapiedismo nei confronti di una lingua che, oltre ad essere sguaiata, non è neanche europea, in quanto piuttosto lontana dal vero inglese?
Per non parlare poi dell’anglicizzazione di termini o frasi latine; chi non ricorda la figuraccia di quel mezzobusto televisivo che ci propinò (testuale) questa ghiottoneria da Premio Ignobel: “la questione è stata rinviata SAINE DAI” pronunciando all’inglese il detto sia linguistico che giuridico “sine die”
L’Europa, di cui tutti oggi si riempiono la bocca, è un insieme di popoli di ricche, precise e differenziate tradizioni. D’accordo che l’Europa unita è una cosa splendida che la maggior parte di noi ha atteso per anni, ed io ne sono decisamente fautore, ma proprio per questo motivo, per una ragione di rispetto di valori culturali, non deve provocare un imbastardimento.
Ognuno è libero, grazie al Cielo, di pensare come meglio crede, quindi anche di non accettare il mio pensiero, ma per conto mio comincerei a non valermi, anche perché non mi sarebbe possibile agire diversamente, di prodotti la cui reclamizzazione sia sostenuta da una pubblicità anglicizzante e per di più neanche comprensibile (lasciatemelo dire perché l’inglese lo conosco bene da decenni) e quindi, anche se questo discorso avrà dato fastidio a qualcuno, continuerò a fare l’italiano o, meglio ancora, il Piemontese.
Buona Europa a tutti!

Riccardo Pastore
Docente UNITRE
 

 Salmi ed inni fra i Valdesi

Che cosa cantavano i valdesi dei secoli passati? Sono ben note alcune canzoni popolari, considerate “valdesi”, anche se talora hanno altra origine: dal Baron Letron al Prigioniero di Saluzzo (A travers le grillage). Meno conosciuta è la vicenda del canto liturgico, cioè degli inni che venivano cantati al culto. Se ne occupa ora un agile volumetto, pubblicato per la festa del 17 febbraio 2002 dalla Claudiana, e scritto da Gianni Long, già autore di libri su Bach e Händel, e da Ferruccio Corsani, per lunghi anni direttore della Corale valdese di Torre Pellice. Già nel titolo e nel sottotitolo si trova una prima risposta: “Cantar salmi a Dio”. I valdesi dal Psautier ginevrino agli innari dell’evangelismo italiano.
Nelle valli valdesi per circa tre secoli (dalla metà del Cinquecento alla metà dell’Ottocento) è stata infatti utilizzata la raccolta di Salmi, pubblicata a Ginevra per iniziativa di Calvino. Questi canti erano divenuti popolarissimi in Piemonte: l’autore cattolico Rorengo nel Seicento riferiva che essi venivano cantati nelle sale, piazze, strade, sotto i forni e tra le lavandara, cioè le lavandaie. La versione usata all’epoca era la traduzione italiana stampata a Ginevra da Giovanni Battista Pinerolio, un esule di cui il cognome dimostra le origini piemontesi. Successivamente, soprattutto dopo il Rimpatrio del 1689, i valdesi useranno nel culto solo la lingua francese e quindi anche i salmi del Psautier in quella lingua.
Dopo il 1848 la vecchia raccolta viene abbandonata e sostituita da un innario ancora in francese, Psaumes et cantiques, realizzato dai valdesi per le comunità delle valli (dove talora è ancora impiegato). Per molti anni non esistono invece raccolte ufficiali di inni in lingua italiana. Solo dopo il Congresso evangelico del 1920 uscirà il primo Innario Cristiano, destinato a tutti i protestanti italiani (in particolare, a parte i valdesi, metodisti e battisti). La raccolta è stata completamente rivista due volte: nel 1969 e nel 2000. È quest’ultima edizione ad essere attualmente in uso nelle comunità valdesi e nelle altre chiese protestanti italiane.

Cantor
 

 Le fotocamere digitali

La fotografia digitale, nata principalmente per soddisfare le esigenze di Internet e del fotoritocco al computer, si sta velocemente diffondendo tra il grande pubblico. Le fotocamere digitali sono ormai giunte alla terza generazione.
Il motivo di questa veloce diffusione è sicuramente legato alla comodità di poter immediatamente vedere i risultati della foto appena scattata sul piccolo “visore”, di cui quasi tutte le macchine sono dotate. Dietro a tutto ciò esiste, però, una complessa tecnologia che cercheremo di analizzare insieme, semplificando al massimo.
Catturare l’immagine
Per catturare un’immagine, sia con la tecnologia tradizionale (impressione di una pellicola) sia con quella digitale (trasformazione dei dati in numeri), abbiamo bisogno di focalizzare la stessa su di una superficie. A questo scopo, in entrambi i sistemi, ci pensa l’obiettivo, cioè quell’ insieme di lenti che servono a mettere a fuoco l’immagine da fotografare.
Le macchine fotografiche necessitano anche di altri accorgimenti tecnologici per ottenere delle belle foto. Il primo accorgimento consiste nel variare la quantità di luce che giunge a formare la cosiddetta immagine latente (con questo termine è chiamata quell’immagine che si forma all’interno della macchina fotografica e che successivamente è convertita in una foto). La si ottiene tramite una maggiore o minore apertura di un diaframma.
Un secondo parametro fisico consiste nel tempo di esposizione. A questo secondo parametro ci pensa l’otturatore, cioè una tendina che si apre solo per un preciso tempo che dipende sempre dalle condizioni di luce.
Esiste infine un terzo accorgimento tecnologico che è la messa a fuoco dell’immagine da riprendere, intervenendo sulla posizione delle lenti rispetto all’immagine latente.
Queste tre fondamentali operazioni per scattare una fotografia possono essere eseguite sia manualmente dal fotografo (professionista!) sia automaticamente dalla macchina fotografica. In ogni caso determinano la qualità della foto.
Fissare l’immagine
L’immagine così catturata deve essere fissata e successivamente trasferita su carta o su di un supporto elettronico. Qui sta la differenza tra i due sistemi e cioè fotografia tradizionale e fotografia digitale. Nella fotografia tradizionale l’immagine latente impressiona una pellicola. Poi tramite lo sviluppo della stessa e la successiva stampa su carta sensibile si ottiene la copia della suddetta immagine. Nella fotografia digitale invece l’immagine latente è immediatamente trasformata in segnali elettrici per mezzo di un C.C.D. (acronimo di Charge Coupled Device). Cioè una matrice di cellule fotosensibili, che sono in grado di generare dei segnali elettrici proporzionali alla luce ricevuta. Segue poi la registrazione dell’immagine su di una scheda di memoria riscrivibile. Le immagini così registrate possono essere inviate ad un computer o essere stampate su carta per mezzo di una stampante. Tutto semplice allora. Non è così. Per ottenere delle immagini dettagliate, simili cioè a quelle della fotografia tradizionale, occorrerebbe disporre di un C.C.D. dotato del maggior numero possibile di sensori e di una grande quantità di memoria di registrazione dei segnali elettrici così prodotti. Come al solito occorre accettare una soluzione di compromesso. Allo stato attuale della tecnica (primavera 2002) una fotocamera digitale, di prezzo medio, adotta un C.C.D. con circa due milioni di pixel (abbreviazione di picture element, cioè elemento dell’immagine) Il pixel è il singolo “puntino” che compone un’immagine. E’ inoltre l’unità di misura della risoluzione delle immagini cioè la dimensione massima, larghezza x altezza, di una foto scattata in maniera digitale.

Possiamo ora analizzare le altre caratteristiche importanti che possono essere presenti in un apparecchio fotografico digitale, commentandone la loro utilità.
Obiettivi
Per la qualità dell’immagine fondamentali sono anche gli obiettivi. Per quanto riguarda questi ultimi molto importante è la loro  luminosità che si misura con un numero preceduto dalla lettera F:n. Più piccolo  è  il  numero “n” più luminoso è l’obiettivo.  Un  valore  di F:1.8  indica, ad  esempio, un obiettivo molto luminoso.
Zoom ottico
Lo zoom ottico è un’altra caratteristica  importante di  un  apparecchio  fotografico.  Le macchine fotografiche digitali indicano questa caratteristica con dei numeri e delle lettere. Ad esempio la sigla 10x, 5,9-59;  F:2,8-3,5 indica con i primi numeri un obiettivo zoom ottico con possibilità di 10 ingrandimenti, passando dalla lunghezza focale di 5,9 a 59. Lo stesso obiettivo possiede inoltre  una certa luminosità indicata  nella  seconda parte della sigla con F: 2,8-3,5. Il primo  numero,  dopo  la lettera F ed  i due punti, cioè  2,8 si  riferisce alla lunghezza focale di 5,9, mentre il secondo numero 3,5 si riferisce alla focale 59.
Zoom digitale
Oltre  allo  zoom  ottico  molte  macchine  digitali  offrono anche lo  zoom  digitale.   Quest’ultimo ingrandisce  ulteriormente  il  centro dell’immagine usando l’interpolazione per aggiungere dettagli non visibili al sensore.
Questo  zoom  è  un  moltiplicatore  dei  precedenti  valori:  ad  esempio uno zoom digitale da 2,7x permette un ingrandimento di 27x su di un obiettivo 10x.

Giovanni Carosso
        g.carosso@libero.iy 
 

 Era un vanto per le comunicazioni con la vallata
 La tranvia Pinerolo – Villar – Perosa
 Ma si prestava allegramente a scherzi goliardici di provincia.

Si è pensionato in anticipo, tredici anni prima che scadesse la concessione (nel 1981). L’ultimo valzer del tranvai Pinerolo-Perosa è del 1967.
Capostazione il geom. Luigi Moretti.
Aveva iniziato a sferragliare con una sbuffante vaporiera a carbone, ma durante la prima guerra mondiale a legna.
Ottant’anni fa – era il 1921 – un avvenimento d’eccezione: le vaporiere vennero sostituite con motrici elettriche.
Si racconta che il primo tranvai in partenza da Pinerolo per Villar Perosa si mosse un mattino d’inverno durante una copiosa nevicata. Allo sbocco della via Clemente Lequio con piazza Santa Croce il macchinista dovette azionare più volte il segnale acustico. In mezzo ai binari, tra la neve, c’era un tale con il parapioggia carico di neve che non si dimostrava propenso a spostarsi, incurante del manto bianco. Il tram si fermò ed il manovratore scese per andare a smuovere quello che credeva fosse un ubriaco... Scoprì invece, e con notevole stupore, che si trattava della statua d’un santo fatta scendere da una delle nicchie della chiesa della Croce e posta in mezzo ai binari. Autori: i ragazzi del ’99 che in quell’anno erano di leva.
In altra occasione, quando ancora esisteva il chiosco per la vendita dei giornali all’angolo di piazza Cavour, di fronte alla via Duca degli Abruzzi, la motrice del tranvai sostava all’inizio di via Lequio per il carico degli operai  del primo turno... I soliti buontemponi legarono una catenella abbastanza solida alla motrice del trenino, unendola al paravento del vespasiano posto proprio a ridosso dell’edicola di un certo signor Losano... Il rituale suono della trombetta del capotreno, ed il tranvai partì con uno strattone portandosi appresso la paratìa del vespasiano.
Un modo per togliere di mezzo certi impianti che non “donavano” all’estetica del centro città...

P.C.G.
 

 Gas di scarico degli autoveicoli: Euro1, Euro2 ,Euro3,
 Euro 4

Queste strane sigle identificano delle direttive europee sulle riduzioni delle emissioni inquinanti dei gas prodotti dai motori delle auto.
Riguardano innanzi tutto le auto di nuova omologazione o di nuova immatricolazione e quindi in ultima analisi sembrerebbero rivolte unicamente ai costruttori.
Indirettamente riguardano però anche gli utenti in quanto le auto omologate, ad esempio, solo “Euro 2” si svaluteranno molto più nei prossimi anni. Questa svalutazione potrà derivare dal fatto che in futuro questi modelli saranno più esposti ai blocchi del traffico cittadino, come avviene adesso per le auto non catalitiche.
Cerchiamo ora di capire qualche cosa in  più da queste strane sigle.
Euro 1: in vigore dal 1993, ha introdotto, a grandi linee, l’obbligo dell’uso della marmitta catalitica e dell’alimentazione a iniezione. Inoltre ha stabilito dei primi valori-limite alle emissioni in atmosfera da rispettare in fase di omologazione (sulle carte di circolazione, Euro 1 è individuata dalla scritta “rispetta la direttiva 93/59 CEE con marmitta catalitica”).
Euro 2: in vigore dal 1996, ha imposto dei più severi limiti, rispetto ad Euro 1, di emissione dagli autoveicoli e ha costretto le Case ad interventi importanti anche sui motori diesel. Le emissioni inquinanti dei motori, in base a quest’ultima normativa, sono però ancora tollerate a motore freddo, ma debbono ridursi ai valori limite consentiti a motore caldo (sulle carte di circolazione, Euro 2 è individuata dai numeri 94/12, 96/69 o 98/77).
Euro 3: in vigore dal 2000 per le nuove omologazioni e dal 2001 per le nuove immatricolazioni, riduce ulteriormente i limiti di emissione, aggiungendo però che le quantità di sostanze nocive emesse dal veicolo debbono rientrare nei valori consentiti sia a motore freddo, sia a motore caldo.
Inoltre il costruttore deve garantire che i valori di inquinamento massimi consentiti siano mantenuti per almeno 80.000 km e deve installare sull’auto una centralina elettronica (denominata EOBD) che rilevi e segnali tramite una spia le anomalie. Infine detta centralina deve registrare i chilometri percorsi inquinando più del consentito (sulle carte di circolazione individuate dai numeri 98/69, 98/77 RIF 98/69 o 99/102).
Euro 4: è la normativa che entrerà in vigore per le nuove omologazioni dal 2005 e per le nuove immatricolazioni dal 2006. Essa ridurrà ulteriormente i limiti di emissioni inquinanti consentiti ed introdurrà ulteriori vincoli di mantenimento nel tempo dei limiti di emissione.
Una deroga all’applicazione temporale delle suddette normative europee è stata prevista dal legislatore: per smaltire le scorte presenti presso case e concessionari, nel primo anno successivo all’entrata in vigore della stessa, possono essere immatricolati un certo numero di autoveicoli non in regola con la normativa. Pertanto nel 2001 potranno essere venduti anche autoveicoli “Euro 2”. Con un limite: fino ad un massimo del 10% delle immatricolazioni effettuate nello scorso anno, e cioè nel 2000. Occhio quindi, non tanto alle scadenze, ma a cosa propone il concessionario.
Da notare, infine, che sono in commercio alcuni modelli di automobili che già rispettano i parametri Euro 4.

Giovanni Carosso
g.carosso@libero.it

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