- 2004: per la FAO è l'anno internazionale del riso
 
 2004: per la FAO è l'anno internazionale del riso
 E da noi, alla Crocera di Barge, si abbandona la Fiera del riso

Il riso è il cereale più coltivato nel mondo e copre il fabbisogno nutritivo di oltre il 50 per cento della popolazione di tutti i continenti. Il 2004 è stato decretato dalla Fao Anno Internazionale del riso e per solennizzare questo evento in 40 Paesi si tengono manifestazioni e convegni. L’Italia, maggior paese produttore dell’Unione Europea (220 mila ettari, oltre 13 milioni di tonnellate l’anno), è in primo piano con una serie di appuntamenti già cominciati in Piemonte. Si concluderanno in settembre con una "Tre giorni" al Lingotto di Torino, dove il riso sarà protagonista attraverso momenti di incontro, dibattiti, dimostrazioni gastronomiche e tavole rotonde scientifiche.
Proprio il Piemonte, con il 51 per cento della superficie coltivata, è in Italia la patria riconosciuta della risicoltura, con Vercelli e Novara capisaldi storici.
L’Anno Internazionale è anche l’occasione per alcune riflessioni che il Direttore Generale della Fao, Jacques Diouf, ha posto all’attenzione di tutti: nel giro di vent’anni per coprire il fabbisogno mondiale sarà necessario produrre più  cereale.
Da qui la necessità di intensificare gli sforzi delle autorità governative. In questo contesto l’Italia sta vivendo una situazione paradossale: la sua produzione è eccedentaria in quanto i consumi interni sono inferiori rispetto a quelli di altri paesi europei (5,5 chilogrammi pro capite contro i 30 della pasta), e sono soprattutto concentrati nell’area settentrionale (Piemonte, Lombardia, Veneto). Il "surplus" è avviato all’esportazione verso l’area comunitaria o Paesi Terzi: ma soprattutto in Europa il riso italiano incontra difficoltà e concorrenza spietata, malgrado il cereale coltivato in Italia sia riconosciuto come miglior prodotto sotto il profilo qualitativo. Il problema è così spiegabile: il riso "made in Italy" è finalizzato alla preparazione di risotti e minestre, che nei paesi del Nord Europa non trovano ancora molti consensi. Diversamente nell’Ue entra del riso tipo "Indica", con chicchi lunghi, affusolati e cristallini, molto resistenti alla cottura e adatti a contorni e insalate. Ora l’Italia si sta battendo per esportare la tradizione del risotto e incrementare i consumi anche nelle altre regioni italiane.

Gian Franco Quaglia
Giornalista de “La Stampa”
 

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