Anno 9 - n°1 (16)

- L’azienda famiglia

- Pensieri oziosi di un ozioso  

- Europa: sarà la coscienza delle persone

- Il diritto di morire 
- L'Italia dei punti - Gruppo missioni giovani di Buriasco  
- Le mode cambiano -  Giro d'Italia  
Fantasie sabaude

- Un gioiello d’Arte a Caburrum 

- Volare, nel blu dipinto di blu

- Stella al merito del lavoro

- Cambia il contenitore…ma non il contenuto! - Campione d’Italia e Vice Campione d’Europa
- Cinquant'anni fa il vademecum pinerolese 1957

- I Martedì dell'ALCE 
Novembre 2006

- Un risultato che si vorrebbe garantire - Il Gabbiano Felice
- Storia e manipolazione

- 3 Dicembre 2006
Conviviale di fine anno

- Il castello di Pralormo - Gita ad Arona, Locarno, Centovalli e Val Vigezzo
- Lo scemo del paese - Gita al  Principato di Seborga
- Cartelli visti qua e là   - Fedeltà al lavoro: Giovanni Depetris Cavaliere della Repubblica
- La prevalenza dei cretini   - I Martedì dell'ALCE
Aprile e Maggio 2007
- Piccola rievocazione del cavallo, nel vecchio Piemonte   -  Federazione Italiana della Caccia: Notizie 
 
 

 L’azienda famiglia

In una società in cui si sprecano gli slogan e dove conta solo fare soldi in fretta, spesso la famiglia entra in crisi; al senso del bene comune si sostituisce così il culto dell’io, del primeggiare, non importa come.

Se non hai un capo di abbigliamento firmato, non possiedi un certo bene di consumo o non fai un determinato viaggio, non “sei alla moda” e quindi non degno di considerazione.

Una situazione che spesso, nei singoli, crea una crisi di identità e li spinge ad indebitarsi sempre più perché bisogna “apparire” a tutti i costi. 

E’ proprio per evitare questo che alcuni anni or sono è nata l’A.L.C.E.

Abbiamo voluto creare un’associazione all’interno della quale poter trovare degli amici che ti apprezzano per quello che sei e che ti aiutano nei momenti di difficoltà, un’associazione dove prevalga la coscienza del bene comune e non solo il “senso di bottega”.

E’ con questo spirito che vogliamo proseguire il cammino intrapreso sperando, giorno dopo giorno, di essere sempre più numerosi perché l’unione fa la forza e spesso anche il forziere.

Il Presidente
 Europa: sarà la coscienza delle persone 

Sono già stati dimenticati i danni procurati dal tifone Katrina, con la metropoli di New Orléans ridotta a città fantasma.

Gli Stati Uniti stanno ancora riflettendo se la loro capacità organizzativa e tecnologica sia adeguatamente impiegata sullo stesso loro fronte interno.

Nella nostra vecchia Europa accanto agli elementi naturali come il suolo, la flora, i fiumi, i laghi ed il mare, l’atmosfera, gli animali ed il loro habitat, il riscaldamento globale provocato dai gas serra, la politica dell’ambiente ha incluso anche gli elementi cosiddetti culturali creati dall’uomo come le aree urbane, i patrimoni architettonici ed i paesaggi naturali.

E pertanto il campo di intervento in materia di ambiente è stato in Europa notevolmente ampliato fino ad includere tutte quelle realizzazioni dovute all’attività creativa dell’uomo che con l’ambiente naturale si integrano e si fondono.

Ma l’Europa si riconoscerà dalla coscienza delle persone e dalla capacità degli uomini di essere protagonisti tanto più ora che le minacce incombono: gli inquinamenti non conoscono frontiere.

Il Direttore

 L'Italia dei punti 

C’erano una volta i punti delle partite di biliardo, di carte, delle bocce, i punti in classifica e… quelli di sutura.

Erano un bel po’ di punti, ma a quanto pare non bastavano. Ora c’è chi i punti li ha aumentati: basta andare al distributore di benzina e ti danno i bollini per la raccolta punti, acquistare un prodotto qualsiasi e ti trovi dei punti, andare in libreria e… ti regalano dei punti. 

Gli unici che vanno controcorrente sono i vigili urbani, i carabinieri e gli agenti della stradale: se commetti qualche infrazione, loro i punti te li tolgono dalla patente e non li puoi nemmeno compensare con gli altri punti.

Ovunque tu vada oramai ti rifilano un bollino che ti dà diritto, se sommato a tanti altri, ad un qualcosa: un telo per il mare, un pupazzetto di peluche, un pallone, un bel piatto colorato, una gelatiera o un completo per il letto.

Punti per ricevere premi di ogni genere (spesso con conguaglio in contanti), ma avete provato a ritirarli? Quando consegnate l’album i premi non ci sono e dovete aspettare a volte un po’ di mesi. Mi piacerebbe pertanto farvi una proposta: perché non proponiamo al governo di pagare le tasse coi punti? Così, invece di trovarci con le tasche vuote ad una determinata scadenza, potremmo anche noi procrastinare nel tempo il salasso e magari sperare che nel frattempo le aliquote possano cambiare in meglio. E se poi le tasse riusciamo addirittura a non pagarle, visto che viviamo in un paese di “furbi”, il nostro prestigio acquisterebbe dei punti!

Pierino
 Le mode cambiano 

Anoressica come una modella? No, non sareste più alla moda; quelle indossatrici con corpi ossuti taglia 38 lasceranno il posto a modelle con taglie superiori e forse anche ad un po’ di buonsenso.

Certo la magrezza fa felici gli stilisti: su un “manico di scopa” un abito non incontra curve ed è subito perfetto, ma quante persone possono indossarlo?  E quelle che ci riescono, a costo di quali sacrifici e rinunce e, a volte, a che prezzo?

Per restare alla moda bisogna poi fare un altro cambiamento: la cravatta! A stupire tutti ci ha pensato l’amministratore delegato della FIAT  Sergio Marchionne che nel novembre scorso si è presentato ad una conferenza stampa senza tale accessorio. Un uomo è molto più affascinante se arriva con la giacca, ma col collo libero e l’ultimo bottone della camicia aperto; alle cene poi è  meglio indossare un maglione colorato, possibilmente di cashmere.

La sera è all’insegna del fortuito e pertanto un abito importante fa tanto “persona venuta dalla plebe”, senza contare la monotonia di un qualcosa già visto più volte ed oramai passato di moda.

E poi basta con i cocktails o le raffinatezze superate: molto meglio un bicchiere di vino, pane e salame o qualche piatto tipico servito in un’ osteria.

E non dimenticatevi l’auto: per essere al passo coi tempi ci vuole un SUV o perlomeno una monovolume.

Fate quindi attenzione, se proprio non siete al 100% “in” cercate perlomeno di non essere “out”.

Siate casual ed evitate il parvenu ed il dèja vu; la fusion poi…. di questi tempi ha stancato!

E l’happy hour? Che orrore, fa molto cheap e non vi rende chic!

Pierre Ayot

 Tra feste, abati e porci
 Fantasie sabaude

 E se al posto dell’ICI si infierisse con la tassa del
 maritaggio e del culminaggio?

Tommaso II di Savoia litiga con i suoi fratelli: sono dissidi dinastici, discordie, ribellioni per non accettare testamenti, vassallaggi, proprietà terriere e di feudi, tant’è che interviene persino il vescovo di Torino per trattare la cessione di Cavour. Quell’anno 1235, Tommaso ha il dominio di un vasto territorio che si estende dalla bassa val Susa al marchesato di Saluzzo.

Perosa, Vigone, Virle, Scalenghe, Villafranca, Bagnolo e Carignano offrono omaggio e fedeltà, ma l’ambizione più vistosa è la conquista di Pinerolo, che avviene nel 1244.

Tommaso è astuto e prudente. Per ingraziarsi i Pinerolesi ottiene per loro la revoca della scomunica del pontefice Innocenzo IV: del resto i cittadini se l’erano meritata per avere abbattuto un campanile guerreggiando, era ritenuto un atto sacrilego.

Tasse e imposte sono ridotte o addirittura eliminate, come la tassa del maritaggio.

Sette secoli più tardi il governo mussolini imporrà un balzello affine, la tassa sul celibato.

I nobili delle terre Sabaude celebrano la loro prima solenne assemblea sulle lussureggianti praterie di Giaveno, con grandi e goderecci festeggiamenti, avendo ritenuto non idonea la piana di Pinerolo per la vicinanza, e quindi riguardo per gli abati di S.Maria, non solo, le campagne del piano e le contrade sono liberamente frequentate dai porci dei frati dell’abbazia di Sant’Antonio di Ranverso che per vetusta tradizione non possono essere scacciati né dalle case né dalle campagne. Un certo riguardo per abati e porci.

Ma le feste organizzate dai provveditori di corte, che fanno la cresta sugli approvvigionamenti, incidono piuttosto sui bilanci e quindi si eserciterà la fantasia per una nuova gabella: è la tassa “Sul Culminaggio”, affibbiata per tassare il fumo fuoriuscito dai fornelli e camini delle case. I sudditi pinerolesi di nuovo vessati. A Cavour non stanno meglio: i cavouresi non possono fare servizio militare in altri eserciti, solo per quelli sabaudi, né esportare oro, commerciare grani e quadrupedi e lana.

Le terre sabaude frequentate da guerraioli erano anche teatro di feste e di impositori di balzelli, di devoti e di sacrileghi.

p.c.g.

 Volare, nel blu dipinto di blu 

C’era una volta un aerodromo a Torino; eravamo in pieno periodo fascista, settant’anni fa.

Il campo volo era quello militare di Mirafiori realizzato nel 1911 per i festeggiamenti del mezzo secolo dell’Unità d’Italia.

Altri velivoli solcavano il cielo di Torino, decollando dal Po: gli idrovolanti, volo inaugurale nel 1926, velivoli destinati a trasportare la corrispondenza, ed anche passeggeri, sulla pianura padana: da Torino a Pavia Venezia, fino a Trieste. Nel 1937 cominciò a funzionare l’aeroporto di Caselle, l’aeronautica militare esigeva un campo volo più idoneo e adeguato.

Poi, la seconda guerra mondiale nel 1940, con l’aeroporto torinese inutilizzabile.

All’inizio degli anni ’50 l’amministrazione comunale di Torino delibera la costruzione del nuovo aeroporto.

Allora, la realizzazione delle opere non subiva le lungaggini attuali ed il 2 agosto 1953 il volo inaugurale Torino Roma con un bimotore turboelica Convair 340. Due anni dopo Amedeo Peyron, Sindaco di Torino, inaugurava il nuovo super radar.

A parte gli ampliamenti, le piste, l’aerostazione, i voli charters, le nuove linee aeree nazionali ed internazionali, l’episodio più eclatante è stato quello verificatosi nel 1982: il supersonico Concord che atterra all’aeroporto di Caselle in bella mostra ai torinesi.

Volare era riservato ai VIP; dopo i charters dei decenni passati, ora con i low-cost è alla portata di tutti.

Il volo, con i suoi miti ed avvenimenti, ha fatto grande la storia dell’uomo.

pcg

 I rifiuti organici “migrano” nel cassonetto marrone
 Cambia il contenitore…ma non il contenuto!

Arrivano i cassonetti marroni. Una piccola rivoluzione, ma solo nelle nostre menti!

Nessun allarmismo, quindi. Chi è già abituato a separare i rifiuti organici non subirà alcun trauma. Per chi, invece, non ha ancora fatto della raccolta dell’umido un gesto quotidiano, un ultimo monito ed invito a contribuire alla causa.

Ma come utilizzare questi cassonetti? E come migliorare la raccolta differenziata?

Ecco alcuni semplici consigli che possono aiutarci ad espletare questa “faccenda domestica”

A cosa servono i cassonetti marroni?

I nuovi contenitori marroni, più piccoli e maneggevoli degli altri cassonetti, vanno utilizzati per i rifiuti organici di origine domestica, quali, ad esempio: residui di cibo, alimenti deteriorati o scaduti, filtri di tè o tisane, fondi di caffè, tovaglioli di carta e carta da cucina ecc…

Non dimentichiamo di racchiudere i rifiuti in sacchetti di piccole dimensioni!

È indispensabile l’utilizzo di sacchetti o è possibile conferire rifiuti sfusi?

L’utilizzo di sacchetti è necessario, per garantire maggiore igiene e pulizia dei cassonetti. A tale fine, è bene assicurarsi che i sacchi siano ben chiusi (ad esempio tramite un doppio nodo).

È vietato gettare nel cassonetto marrone materiali sfusi, come i residui da giardino. Ricordiamo, infatti, che per gli sfalci e le potature sono disponibili le Ecoisole del territorio. Per le piccole piante o i fiori da appartamento, invece, il contenitore marrone può essere utilizzato, purché tali rifiuti siano all’interno di sacchetti.

Quali sacchetti utilizzare?

Il Sacchetto Verde – che da tempo nel Pinerolese identifica la raccolta differenziata dell’umido – è un utile alleato, in quanto è studiato appositamente per contenere rifiuti organici.

Tuttavia, in caso di difficoltà di approvvigionamento o di altre impossibilità di utilizzo, è possibile sostituirlo con altre tipologie di sacchetti.

E per chi ha un giardino?

Le famiglie che hanno a disposizione uno spazio verde possono effettuare il compostaggio domestico… una pratica antica ma “ambientalmente” all’avanguardia, che consente di trasformare i rifiuti organici in compost, una sorta di humus da utilizzare come concime per piante, fiori o nell’orto.

Perché optare per il compostaggio domestico?

Perché questa pratica consente di risolvere alla fonte il problema dei rifiuti, che in questo caso diventano dei “non-rifiuti”. Infatti, gli scarti organici, grazie al compostaggio, si tramutano in risorse  ed in modo del tutto naturale!

Cosa avviene dei rifiuti organici raccolti nel cassonetto marrone?

Una volta raccolto nei cassonetti marroni, “l’umido” viene portato presso il Polo Ecologico ACEA. Qui, ogni settimana, quasi 1.000 tonnellate di rifiuti organici (provenienti da gran parte della Provincia di Torino) vengono trattate presso impianti tecnologicamente avanzati, che li trasformano in biogas (da cui si ottengono energia elettrica e termica) e compost di qualità.

Il nostro gesto quotidiano viene, quindi, valorizzato!

E gli altri rifiuti?

Non dimentichiamo la carta, il vetro, la plastica  e molti altri rifiuti che possono essere differenziati e valorizzati. Anche questi materiali, infatti, vengono portati in appositi impianti che li trasformano in nuove risorse.

SULLE ORME DEI RIFIUTI ORGANICI…
5 BUONI MOTIVI PER DIFFERENZIARE

(…e crederci!)

 

1.  La frazione organica rappresenta circa il 30% in peso dei rifiuti che ognuno di noi produce a livello domestico

2.  Se abbandonati e non differenziati, i rifiuti organici sono causa di odori sgradevoli e di emissione di gas in atmosfera

3.  I rifiuti umidi possono determinare pesanti problemi ambientali, se non vengono trattati in modo corretto

4.  Presso il POLO ECOLOGICO ACEA, i rifiuti organici raccolti dai cassonetti marroni vengono valorizzati e trasformati in energia elettrica, termica e compost di qualità

5.  Con la raccolta differenziata, il rifiuto non è più un problema, ma una risorsa!

 
 Cinquant'anni fa il vademecum pinerolese 1957 
 Era stato definito: “utile ed agile strumento tascabile”, editore il rag. Federico
  Castellotti, per i tipi della tipografia PP Giuseppini.

Un vademecum che rappresentava un po’ di storia e di vita di una città di Provincia il cui sindaco era  l’avvocato Francesco Giacomo Bona  detto, dai  suoi stessi amici di partito (la DC), l’africano perché proveniente da Mogadiscio. 30 erano i consiglieri comunali, ora tutti deceduti meno uno.

I residenti stabili erano 26.385, tre i medici condotti , un veterinario consorziale.

Le forze armate, sempre  50 anni fa, avevano  ben 9 recapiti telefonici; il comando di presidio, il Nizza Cavalleria alla caserma  “Fenulli” ed alla “Litta Modigliani”  con i carri armati, in Viale Cavalieri d’Italia, il centro Addestramento Servizio ippico e Veterinario, il Battaglione Alpini “Susa”, il Galoppatoio di Baudenasca, il Deposito Militare Presidiano Foraggi e Combustibili di Miradolo, il Deposito Carburanti di Riva, e l’Infermeria Quadrupedi.

Le ostetriche erano 5, i veterinari 4 e le farmacie 9.  ben 19 le trattorie e ristoranti, 10 gli alberghi e locande, i migliori il Pino e Turismo, ben di 3° categoria.

Era un libretto che andava a ruba, anche perché la STIPEL, su autorizzazione del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, concedeva all’editore di stampare, in carta colorata, l’elenco degli abbonati al telefono, che nel 1957 erano appena 1.600. Un libretto di 232 pagine di cui 94 azzurre dell’elenco telefonico.

Attraverso il vademecum, la Stipel, società unica dei telefoni, informava che gli abbonati del distretto di Pinerolo (Cavour, Fenestrelle, Perosa, Torre Pellice) potevano chiamare direttamente in teleselezione oltre il distretto di Torino, anche gli abbonati di Alessandria, Asti, Alba, Biella, Susa e Vercelli.

Il francobollo della lettera costava  25 lire, la cartolina  illustrata  con non più di cinque parole solo 10 lire ed un telegramma con    non più di 10 parole 140 lire.

Articoli che descrivevano Pinerolo nella storia e nel turismo erano del Dr. Ugo Marino e del Prof. Luigi Timbaldi;

Pinerolo, “provincia sana”, quella di 50 anni fa dell’avvocato Arnaldo Pittavino, allora Consigliere Provinciale, penne brillanti agili ed eleganti.

Si celebrava la nascita della sezione pinerolese degli arbitri di calcio, e sul piccolo schermo la radiotelevisione italiana battezzava Carosello. Era mezzo secolo fa.

PC G

 Un risultato che si vorrebbe garantire

Nel 2006, Torino capitale delle Alpi ha fatto una splendida figura. Le Olimpiadi hanno infatti consegnato una preziosa eredità non solo sul piano sportivo, anche sul piano urbanistico, economico e sociale.

L’onda lunga delle Olimpiadi con “Settembre musica”, il concerto di Bruce Springsteen, le Regge Sabaude nelle loro pagine di storia, il centenario della Lancia con le “Veteran car”, i campionati mondiali di scherma, il 300° anniversario dell’assedio di Torino, ed a gennaio scorso le piccole olimpiadi della neve degli studenti universitari.

La provincia è stata un po’ a rimorchio, anche perché la festa era a Torino.

Ci si chiede cosa sarà delle strutture olimpiche: il degrado dei beni del primo centenario dell’Unità d’Italia dopo i fasti di “Italia ‘61”, docet.  E’ vero, ora che c’è la “Fondazione 20 marzo 2006” per gestire gli impianti delle Olimpiadi 2006 la riflessione non è ottimistica.

Le genti di Torino e del Piemonte sono persone serie che lavorano e producono. Ma, da un po’ di tempo, Torino si lascia avvincere dalle feste facili, dalle notti bianche, si fa cullare dai ricorsi olimpici. Si sta defilando, si litiga per il treno ad alta velocità, la città e la regione sono ancora pesantemente turbate da calciopoli, mentre l’immagine della prima capitale d’Italia sembra sbiadire con la creatività del ‘900.

Eppure, l’investimento in termini di risorse è stato di oltre 3 miliardi e mezzo di euro.

Atene e Sidney dimostrano di avere lasciato un’eredità delle infrastrutture gestibili con non poca difficoltà.

Barcellona no. Le Olimpiadi, per la simpatica città catalana, sono state utilizzate come grande volano per la sua crescita, per il suo rilancio alla grande. E ci sono riusciti.

Riuscirà Torino, destinata a diventare “città metropolitana”, a continuare nella splendida figura?

Per ora non è garantito un risultato certo.

G.

 Storia e manipolazione

Che la Storia sia sempre stata più o meno aggiustata a seconda del momento corrente è noto ormai a tutti.   D’altra parte in tutti coloro che hanno qualche annetto (di troppo) sul groppone, come il sottoscritto è ancora abbastanza vivo il ricordo di come certi momenti storici  italiani siano stati opportunamente adattati per un ben preciso scopo politico,  strutturandone la presentazione con un indirizzo patriottico che non esisteva affatto. Sia ben chiaro che quegli episodi sono autentici e senza dubbio significativi, ma è l’interpretazione che è stata del tutto manipolata

La manipolazione  cui ho accennato risale ai primi momenti del nostro Risorgimento, momenti in cui l’indifferenza e l’impreparazione degli italiani, a causa di secoli di divisioni interne , avevano fatto di noi tutto, tranne che degli assertori di una auspicabile unità nazionale. Ad una unità politica (ma purtroppo non ancora spirituale, come aveva ben capito il D’Azeglio) si cercò di arrivare con il filtro del nazionalismo esasperato del ventennio, ma la vera visione storica ne fu così distorta che finì con l’essere causa, spesso, addirittura di incomprensioni tra gli stessi italiani.

Vorrei esaminare con i pazienti lettori alcuni degli episodi più significativi di questa distorsione storica e comincerei con uno dei cavalli di battaglia risorgimentali; i “Vespri Siciliani” a cui la robusta ed entusiasmante musica verdiana  diede un supporto assai significativo.

Siamo a Palermo, nel 1262, durante l’occupazione francese (povera isola, quante ne aveva passate e quante ne dovrà ancora passare!); come tutti gli occupanti i francesi avevano proibito agli “indigeni” di portare armi e questo ordine non era certamente gradito ma tuttavia rispettato.

Era domenica, e sul sagrato del  Duomo un soldato francese  stava effettuando una perquisizione sugli uomini in uscita dalla funzione del Vespro onde accertarsi che il divieto fosse rispettato. E fin qui la cosa poteva rientrare nella norma ma…. Ma uno dei palermitani aveva con sé la moglie, evidentemente bella come sanno essere belle le siciliane, e con la scusa dell’ accertamento il francese cominciò a cercare là dove non avrebbe dovuto. A questo punto il marito, ovviamente ai limiti della sopportazione, come tutti i palermitani, della prepotenza francese, non avendo una spada sfilò quella del francese e lo sbudellò al grido, storico, di “muoiano un buona volta questi maledetti francesi” scatenando in tal modo l’ira latente ormai pronta ad esplodere e portando al risultato della cacciata dei francesi, anche se con la imprevista ricaduta, dalla padella nella brace, con la dominazione spagnola.

E fin qui la storia. 

Dove non ci siamo più è là dove ammantiamo il fatto di patriottismo molto, molto ante litteram.

In effetti la reazione del palermitano è pienamente consona sia al tempo di allora sia che, pur con i debiti adattamenti, a quelli di adesso. .

Esaminiamo bene e freddamente l’episodio: si tratta sì di uno straniero, ma la cosa avrebbe avuto lo stesso epilogo se invece del francese ci fosse stato un occupante  qualsiasi: danese, piemontese, etiopico, marchigiano o altro. Quindi è ovvio che il fatto, così com’è descritto, nei testi scolastici e non, è il risultato di un momento in cui, per un determinato fine, l’interpretazione storica è stata stiracchiata, pur nella sua fondamentale verità, per un particolare fine.

Se qualcuno avrà letto queste poche righe senza annoiarsi troppo, gli dò appuntamento al  prossimo numero in cui citerò altri due episodi di realtà storica deformata: “Balilla” e  “la disfida di Barletta”, altrimenti grazie lo stesso dell’attenzione ed amici come prima. 

Anonimo Pinerolese

 Il castello di Pralormo
 Sinfonie dal vecchio Piemonte

Ancora una volta Messer Tulipano coglie nel segno. L’affascinante scenario del castello di Pralormo, nel cuore del Piemonte, ha ospitato la caleidoscopica fioritura di oltre 50.000 tulipani, che hanno allietato i visitatori con una sinfonia di colori. E di sinfonia si può parlare a buon diritto, dato che quest’anno il giardino s’è trasformato in un vero e proprio parco musicale proponendo stupefacenti sonorità: dai canti degli uccelli che vivono nel parco alle sonate dei compositori più amati. L’Ave Maria di Schubert, i quintetti per archi del Boccherini, i madrigali rinascimentali del Palestrina, le raffinate arie per basso del Don Quichotte di Massenet. E poi la marcia di Radetzky, il Flauto magico, e per Elisa. I brani più celebri della musica d’ogni tempo in un mix avvolgente con l’incantevole eleganza dei fiori.

Un matrimonio indovinato e suggestivo che non poteva collocarsi in uno scenario migliore: il castello di Pralormo, sorto nel XIII secolo, profuma di tulipani, ma anche di storia di MedioEvo e di vecchio Piemonte. Il Castello fu costruito in pianta quadrata, circondato da un fossato che conteneva acqua piovana e da muraglioni, difeso da un ponte levatoio ed da un grande portone. Fu centro di un feudo dominato da varie famiglie che si successero nella suo governo, recitando da prim’attori nella storia del Roero, dell’Astigiano e del torinese. Nel corso dei secoli i dominatori modificarono progressivamente l’aspetto del castello, munendolo di fortificazioni via via più imponenti e sicure. Parallelamente saloni, mosaici, lucernari e decorazioni rivestivano l’edificio di un’eleganza artistica ed architettonica sempre più ammaliante.

Oggi il Castello, permanentemente abitato dai proprietari, è oggetto di un costante programma di lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. E ogni anno, nel mese di aprile, propone ai visitatori di abbandonare per un giorno il grigiore delle città, il rumore caotico del traffico, l’odore acre dello smog. A Pralormo si ammirano altri colori, si ascoltano altri suoni, si respira un’altra aria: i colori vivaci dei tulipani, le note di Mozart, il profumo dei prati. Tutto nella cornice di un angolo di storia e memoria targato vecchio Piemonte.

JG

 Lo scemo del paese 

Le grandi industrie scaraventano nell’atmosfera tonnellate di anidridi varie e di polveri sottili causando, almeno così dicono gli esperti, un incremento dell’effetto serra che potrà a breve essere letale per la nostra terra.

I sistemi di riscaldamento di grandi edifici statali e quelli non statali e gli impianti a gasolio spandono nubi mefitiche sopra le città  (e chi abita in campagna può vedere in direzione dei grandi centri abitati un vero e proprio muro nero). Gli aerei scaricano direttamente in cielo il cosiddetto “gomitolo troposferico”.

Ma i nostri saggi se la prendono soprattutto con le automobili, imputano ad esse la massima colpa di tutto l’inquinamento e vietano la circolazione dei vari “Euro 0, 1, 2” eccetera.

E va bene, accetto anche volentieri di dare il mio contributo al salvataggio della terra, ma vorrei che si fosse almeno d’accordo sulla parità delle restrizioni, infatti esse variano spesso da provincia a provincia quando non addirittura da comune a comune (per non parlare delle regioni!) .

Per non incorrere in guai circolatorii ho chiesto chiarimenti presso varie fonti che dovrebbero essere ben informate, ma nessuna mi ha dato una risposta nettamente coerente con le altre, per cui mi è sorto un dubbio tremendo: la mia macchina è una Euro 1 o  una Euro 2?  Dopo attento esame delle varie risposte ottenute penso che la qualifica della mia vettura sia  Euro 1,5 o, al massimo  Euro 1, 73.

 
 
 Cartelli visti qua e là (in tempi diversi)

Cartello da un fioraio Sono andato al cimitero (VIVO!)
Cartello in panetteria
   Pane fresco caldo

Cartello dai Carabinieri   Suonare. Se non viene nessuno suonare ancora

Cartello in calzaturificio   Saldi 3x2   (la terza scarpa sarà destra o sinistra?)
Cartello in officinetta   Vengo subito, al massimo domani
Cartello in parrocchia   Per l’iscrizione al “Club delle Mamme” rivolgersi al Parroco

Muro di scuola   A forza di scrivere mi sono slogato una caviglia

 

rik-i-leng

 La prevalenza dei cretini

Da qualche tempo siamo tutti colpiti dalle continue notizie circa l’ aumento dell’uso ed abuso di stupefacenti, in particolare della cocaina, infame polverina che arricchisce mostri in forma umana e distrugge inesorabilmente una grande quantità di esistenze.

Eppure tutti, anche i bambini delle elementari, sanno che l’uso di certe sostanze è deleterio e senza scampo, anche se in qualche rara circostanza qualcuno riesce ad uscire dal cosiddetto “tunnel della droga”.

All’inizio si scaricavano le colpe sulla società, sulla mancanza di interessi dei giovani, sulla vita stressante e amenità del genere, e su questi bersagli si è scatenata tutta la verbosità di strizzacervelli e pseudomoralisti, ma ben pochi si sono soffermati a cercare le vere cause di questo sbando.

In effetti la risposta a questa paurosa situazione sta semplicemente nel fatto che è drasticamente diminuito il rispetto di se stessi, non c’è più il senso della conquista di un oggetto ma soltanto l’attenzione al valore del medesimo, si vuole tutto e subito e , visto che amicizia, natura , solidarietà  e in pratica tutte le “vecchie virtù” sono ormai considerate anticaglie inutili, ecco che un discutibilissimo senso alla vita lo si cerca nello sballo, nella volgarità, nell’egoismo e peggio ancora nella violenza becera e gratuita.

Le varie droghe, dalla cocaina al crack, dall’eroina all’ LSD e similari sono ormai l’unica cosa che interessa a molti, pur sapendo che la conclusione è quella che é.

A questo punto, scusatemi ma è così, non resta che costatare che chi si droga, pur sapendo a che cosa va incontro (avete mai assistito in un pronto soccorso ad una crisi di astinenza?), è senza ombra di dubbio un cretino e,  se le cose continuano con questo andazzo, quanto dice il titolo di questo articoletto sarà la constatazione di una penosa e sconfortante realtà.

 

Corrado Lupo

 
 Piccola rievocazione del cavallo, nel vecchio Piemonte 

L’abitudine di inserire nel discorso qualche parola o battuta in piemontese ha lo scopo di essere più immediato ed incisivo per trovare quel colore espressivo che solo il dialetto riesce a dare.

Del resto, nelle battute proverbiali antiche è la saggezza del Piemonte, gettando sul mondo uno sguardo disincantato e realistico.

Pinerolo ha amato i cavalli, tant’è che venne costruito un monumento dedicato al nobile animale. Ed allora “avanti Savoia!”.

Chiel lì për felo bogié a toca soneje “Savoia” - E’ un tipo imbranato, dormiente. Quello, per farlo smuovere, bisogna suonargli la carica. Un modo di dire che fa espresso riferimento alla vita militare e guerresca: la cavalleria carica la suono della tromba e urlando “Savoia”.

Il detto era nato anteguerra, con tutto rispetto alla casa reale, poi, in clima  repubblicano era divenuto un po’ irriverente riguardo all’arma combattente, tant’è che “a coro i pito” valeva per fanno correre i cavalli nel concorso ippico.

Bati la cavalina - Battere la cavallina. Fare la vita da gogliardi, assai scanzonata e godereccia. Inoltre, la cavallina ricorda l’animale scattante sulle praterie e sugli ostacoli, ed essendo di genere femminile, ulteriore commento non è necessario...

Chiel-si a l’è a caval - Costui è a cavallo. Uno che è arrivato, è a buon punto, è a cavallo. Militarmente è in condizione di superiorità rispetto a quanti sono a piedi.

Al contrario ndé ‘n sl caval d’San Fransesch - andare sul cavallo di San Francesco, cioè a piedi. Il Santo, infatti, andava a piedi, spoglio di beni, intonato alla povertà.

Abbastanza ambiguo l’atteggiamento verso le donne che i misogini accostano sovente al cavallo:

al caval l’spron a la fomna’l baston -  col cavallo lo sprone con la donna il bastone, al quale si aggiungeva: donne e cavalli, usatene sempre, non sposatene mai.

‘N pôch a prun a caval dl’aso - un po’ per uno a cavallo dell’asino.

Certo, a cavallo sia pure dell’asino si va più comodi che a piedi. Oggi molti sono a cavallo e ci restano, in barba a quanti viaggiano a piedi.

 

pcg

 
 Pensieri oziosi di un ozioso 

Con l’avanzare dell’età, spesso impressioni risalenti all’infanzia emergono e diventano oggetto di riflessione, a volte invece sono  state più o meno  sempre presenti ed hanno costituito una sorta di guida morale.

Fin da bambino mi è stata fatta la… “testa come un pallone” con questo suggerimento/ordine: “fai il bene perché così andrai in Paradiso!”

Questo concetto mi ha sempre lasciato perplesso per la sua insita e fondamentale doppiezza.

Invece io penso che devo fare il bene perché è bene, punto e basta!

Nel momento stesso in cui io opero il bene, finalizzandolo ad un premio, il mio bene non è più bene ma ipocrisia.

Al premio non ci devo pensare per niente. Se ci sarà, tanto di guadagnato, ma se non ci sarà, il premio me l’avrà già dato la mia coscienza, la stessa che mi darà il suo rimprovero, più o meno duro, se non l’avrò fatto o se l’avrò finalizzato.

Probabilmente  questo mio pensiero verrà considerato scandaloso, ma pazienza! Quando al mattino, lavandomi il viso, mi guardo nello specchio, preferisco non sentire il bisogno di girare la testa da un’altra parte.

 

 Il diritto di morire

Tutti ricorderanno senz’altro  (giornali e mezzi di comunicazione ne hanno parlato a proposito ed a sproposito) la vicenda penosa e commovente di Pier Giorgio Welby. Quest’uomo ha commosso tutti  (o quasi) con la pesantissima storia delle sue sofferenze durate anni e quando, alla fine, ridotto a un simulacro umano, ha chiesto come gesto di carità e di solidarietà di essere staccato da un macchinario che lo costringeva a continuare a soffrire atrocemente senza alcuna prospettiva per il futuro, ha sentito mescolato al coro di solidarietà nei suoi confronti, la voce spietata di chi gli negava questa ultima speranza.

Il motivo di questo NO, così netto da sembrarmi blasfemo, è il risultato di un atteggiamento strettamente collegato ad interpretazioni religiose che oserei definire talebane.

Anche il tribunale non aveva voluto prendere una decisione accampando motivi pretestuosi, sperando sotto sotto che nel frattempo il poveretto morisse di santa morte naturale, ed offrendo così un bell’esempio di scaricabarile e di codardia morale.

Alla base della nostra morale c’è  (o per lo meno ci dovrebbe essere)  un grandissimo concetto, forse il più alto e generoso che l’umanità abbia mai partorito, che è il concetto di carità.

“Ama il prossimo tuo come te stesso” è stato detto ed a tutt’oggi non ha perso niente del suo primitivo valore. Ma allora come possiamo conciliare  il malinteso e forzato concetto della sacralità della vita con la negazione della possibilità di placare una sofferenza senza speranza?  La vita è sacra, questo è fuori discussione, ma la costrizione alla sofferenza non è più carità, è soltanto il risultato di uno spietato fanatismo in cui la carità annega miseramente.

Dedicarsi al sofferente per alleviargli il dolore è sicuramente carità vera, ma mi sarebbe piaciuto sentire in proposito il parere di due grandi della carità, Albert Schweitzer e Madre Teresa di Calcutta che col dolore vissero a stretto contatto, e non credo proprio che si unirebbero allo sciagurato coro di coloro che hanno manifestato disapprovazione per chi, questa volta con vera carità, ha staccato quella malignamente innocente spina.

In questi giorni l’anestesista che si è fatto carico dell’adempimento del volere,da tempo inequivocabile, di Welby è stato ampiamente assolto dalla commissione medica che  ha giudicato corretto il suo comportamento dal punto di vista deontologico.

Con doloroso stupore abbiamo invece preso nota in moltissimi del rifiuto opposto alla famiglia che aveva fatto richiesta del funerale religioso, “splendido”  esempio di carità cristiana da parte di chi tuttavia non nega questo funerale al mafioso pluriassassino od al suicida.

Ormai il capitolo Welby è chiuso, ma sarebbe bene che di tanto in tanto se ne parlasse, per evitare che su casi come questo si finisca col distendere un penoso velo di farisaica ipocrisia.

 

Riccardo Pastore

 
 Gruppo missioni giovani di Buriasco 

 Risposta alle domande di un’estate resa decisamente  
 intensa da due esperienze forti: la Romania di Alice e
 Silvia ed il Brasile di Annalisa, Chiara ed Ilaria

 Tre settimane delle vacanze a stretto contatto con la
 povertà rumena e brasiliana.

Romania: un tasso di disoccupazione altissimo, un salario medio che si aggira intorno ai 300 euro, quasi la metà dei rumeni vive sotto la soglia di povertà, con meno di un dollaro al giorno.

Brasile: la povertà di Cristinapolis è lampante. Case di fango nelle quali vivono famiglie con molti figli, senz’acqua potabile, gas e luce. Alla raccolta di arance lavorano fino alle tredici ore al giorno ricevendo 0,30 euro ogni 25 kg di raccolto.

Ma il Brasile è anche allegria, danze, canti e voglia di vivere…la povertà che avvolge questo immenso paese non impedisce alla popolazione di nutrire speranze per il futuro.

Il 25 agosto 2006 viene fondato il Gruppo Missioni Giovani, associazione Onlus, per dare un aiuto concreto alle persone conosciute nell’estate scorsa dalle ragazze di Buriasco.

 

Elisa S.

Mig.info@yahoo.it

 
 Giro d'Italia 

Il 23 maggio u.s. a Pinerolo è arrivato il Giro d’Italia. Grande festa, grandi emozioni, grande baccano, e fin qui tutto bene!

Il guaio, per altro prevedibilissimo, è arrivato negli ultimi metri della tappa a causa di una disgraziata abitudine pubblicitaria.

Infatti, a poca distanza dall’arrivo, sono stati posti a terra alcuni striscioni pubblicitari, in plastica, larghi quanto la strada e lunghi circa un metro.

Su simile materiale la pioggerellina che ha rinfrescato la tappa ha formato, come anche i bambini sanno, uno straterello oltremodo scivoloso.

Possibile che agli organizzatori una cosa simile possa essere sfuggita, o si tratta invece di una colpevole leggerezza completamente trascurata?  Eppure i materiali adatti ci sono!

Con che coraggio gli appaltatori di questa ineffabile idiozia, potranno guardare in faccia la dozzina di ciclisti che sono finiti malamente a terra, dopo una tappa che, pur non essendo delle più difficili, è stata certamente faticosa?

Ma tant’è, il business non guarda in faccia nessuno, e se ci va di mezzo una clavicola fracassata e chi ci rimette è un ragazzo che pratica uno sport che ha già di per sé qualche rischio, peggio per lui; il nome del prodotto va evidenziato, non importa come.

A me un comportamento del genere sembra assolutamente criminale!

 

R.Pastore

 

 Un gioiello d’Arte a Caburrum

Cavour: viene da pensare ad un turismo un po’ speciale, la rocca nel parco naturale, i prodotti genuini, le mele.

La Caburrum romana è centro storico artistico e religioso. La chiesa parrocchiale di San Lorenzo: il campanile svettante di metà Ottocento progettato dall’architetto Amedeo Peyron, il prezioso soffitto a cassettoni ed i dipinti di Defendente Ferrari. La fontana romana: l’acqua che sgorga dalla “roca”, e l’Ala comunale del XVI secolo, opera dei Benedettini regnante Carlo Emanuele I.

Gioiello d’arte, monumento di insigne valore è l’Abbazia di S. Maria; sorge a sud-est a lato della stradale per Saluzzo-Cuneo.

Il luogo era abitato dalle popolazioni celto - liguri , poi romanizzato ed eretto in “municipium”.

La costruzione è dei monaci benedettini nell’anno 1037 su un vetusto tempio del secolo VIII.

Le vicende del monastero sono da porre in relazione alle lotte ed intrighi dei signori piemontesi: i vescovi di Torino, gli Acaja, i Savoia.

Rifacimento, distruzioni, guerre, decadenza. L’abbazia ne subì i danni.

L’attuale costruzione è del secolo XVIII, notevoli i restauri realizzati dall’Amministrazione Comunale che acquistò tutto il complesso abbaziale nel 1961, restaurandolo in due anni.

Alla restaurata Abbazia salvata dalla rovina l’”Italia”, quotidiano nazionale, dava ampio spazio nella pagina della cronaca regionale.

Era il 2 settembre 1964, alla prima tornata del giovane brillante sindaco Silvio Fenoglio.

 

pcg

 

 Stella al merito del lavoro

Martedì 1 maggio al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino è stata consegnata al nostro socio Piergiorgio Manavella, ex dirigente del San Paolo IMI, la  “Stella al merito del lavoro”.

Il Direttivo e la Redazione dell’ALCE si congratulano per  il prestigioso, ma non ultimo  riconoscimento.

Domenica 20 maggio infatti, con grande sorpresa dell’interessato, gli amici del fans club “Star Work” lo hanno festeggiato con tanto di striscioni,  direttamente a casa sua.

Un’attestazione in questo caso come “Maestro di amicizia”, un premio forse meno diffuso,  ma senz’altro non meno importante.

 

 Campione d’Italia e Vice Campione d’Europa

Il 18 marzo a Loano il nostro socio  Dante Amerio  si è per l’ennesima volta laureato come Campione d’Italia non come singolo  bensì difendendo i colori della società bocciofila “La  Perosina”.

Il 2/3 giugno a Zagabria (Croazia), con gli stessi compagni di squadra, ha raggiunto l’ambito traguardo di Vice-Campione d’Europa.

Il Direttivo e la Redazione dell’ALCE esprimono pertanto  al nostro campione e a tutti i componenti  la squadra le loro  congratulazioni  per il prestigioso successo. 

 
 I Martedì dell'ALCE 
 Novembre 2006

7 Novembre 2006 - “Ghiottonerie e curiosità della Valle d’Aosta” a cura di Riccardo PASTORE

 

La Valle d’Aosta è una valle glaciale e per averne la conferma basta osservarne  la sezione a U ed i  terrazzi alluvionali di Chatillon e,  pochi chilometri dopo Aosta., di Avise.  Imponenti sono le bellezze paesaggistiche a cominciare dal  Cervino per proseguire con il Monte Bianco e col  Monte Rosa . Molto interessante è poi  l’orrido di Pré Saint  Didier dove ci sono pure delle sorgenti di acqua calda.   Numerose le vestigia storiche (la valle era un punto di passaggio): il cromlech  del Piccolo San Bernardo con un diametro di 150/180 metri, il ponte con arcata unica a Pondel  sulla via di Cogne, la strada dei  romani a Donnaz, la Aosta romana, la cattedrale di Sant’Orso di epoca medioevale che può vantare un coro in legno di noce secondo solo a quello di Amboise (Valle della Loira), il forte di Bard, il castello guerresco di Verrès e quello residenziale di Issogne.

Vivo a tutt’oggi il folclore: gioco del fiolet, “Bataille  des Reines” (lotta tra le mucche con tanto di proclamazione della regina della valle) ecc… e ricca la gastronomia.

Nei terrazzamenti costruiti sui fianchi delle valli, con tanto di terreno trasportato a spalle, si producono ben  28 tipi di vino rosso e bianco, mentre i numerosi pascoli ci forniscono un formaggio eccezionale: la fontina.

Da non dimenticare inoltre il lardo di Arnad, la mocetta,  i vari piatti gratinati   ed i dolci: tipiche della valle sono le “Tegole” a base di uovo, zucchero e nocciole che i presenti hanno abbondantemente apprezzato a fine serata unitamente ad un buon bicchiere di “Petit Rouge”, ghiottonerie che il relatore si era procurato per l’occasione.

                                                                                                          

21 Novembre 2006   “Amici a quattro zampe: cani e gatti”  della dott.ssa Patrizia MORETTA e di Denis COLOMBO  con la collaborazione di Livio BOCCHIARDO  (Eco Center – DOG  & CATS).

 

Gli amici a quattro zampe, che spesso ci tengono compagnia durante la nostra giornata, hanno anche delle necessità ed un bisogno di affetto, ma  spesso ci ripagano con gli interessi.

I cani, se non si sentono minacciati, non mordono e sono invece degli amici che, come ognuno di noi,  necessitano  di cure appropriate.

Quando abbiamo  intenzione di  donare un animale è bene  ricordare  che non è un soprammobile o un giocattolo da sistema “usa e getta”.  E’ quindi importante pensare prima  a chi lo riceve: “è in grado di trattarlo in modo appropriato oppure no?” Se la risposta è la seconda è meglio regalare un cane o un gatto di peluche, eviteremo così di far soffrire un povero essere vivente.   Dobbiamo infatti ricordarci che un cane necessita di uno spazio minimo di otto mq,, una cuccia coibentata se tenuto all’aperto e quando è legato la catena deve essere di almeno cinque metri. Siamo poi tenuti a curare l’alimentazione e la pulizia dello stesso  non dimenticando le vaccinazioni.

I gatti in particolare, portatori di malattie virali, necessitano di un più attento controllo.  Ricordiamo infine che i nostri amici hanno necessità di socializzare e quindi se vogliamo regalare un cane a qualche nostro familiare perché non adottarne uno dal canile? Non sarà di razza, ma tanto tenero e simpatico.

 

 Il Gabbiano Felice

Una nostra socia ci ha mandato una poesia che volentieri vi proponiamo.

 

O gabbiano che guardi indifferente

il pigro via vai della gente,

sulla sabbia ti vedo zampettare

lieto, se una briciola sai trovare.

 

Elegante nel tuo vestito bianco e grigio

danzi nell’aria del cielo bigio;

amico del mare, godi la brezza

lo sciabordio dell’acqua, ti accarezza.

 

Tu non sai… Nessuno te lo dice,

ma tu, sulla cresta dell’onda

Gabbiano… Sei felice.

 

Letizia Griotti

 3 Dicembre 2006 Conviviale di fine anno

Centocinquanta persone hanno festeggiato, domenica 3 dicembre 2006 a Pinerolo, la fine di un anno ricco di attività.

Dopo tanto lavoro una conviviale con gli amici ha permesso ai numerosi partecipanti di riprendere fiato degustando tra una chiacchiera e l’altra un delizioso menù.

Nell’occasione il nostro Direttivo ha voluto consegnare alla “FEDERCACCIA sezione di Pinerolo”,  una targa come ringraziamento  per l’accoglienza  e la disponibilità ricevuta  negli anni in cui abbiamo condiviso la stessa sede.

Una collaborazione che, anche dopo il  trasferimento della nostra sede  in via Agnelli 1 a Pinerolo, continua come prima.

Gradita poi la visita  del Segretario e del Vice Presidente di  HARAMBEE, un’associazione senza scopo di lucro che si propone di realizzare nel distretto di Laikipia in Kenia un sistema per la formazione di artigiani specializzati in grado di condurre autonomamente piccole imprese.

Sono iniziati così i colloqui per un percorso di volontariato “Insieme” che speriamo possa portare ad ottimi risultati.

 

 29 aprile 2007

 Gita ad Arona, Locarno, Centovalli e Val Vigezzo

Un nutrito numero di soci si è dato appuntamento il 29 aprile,  alle  ore 6,30, in piazza Vittorio Veneto a Pinerolo.

Una sveglia mattutina in un giorno di festa può essere un sacrificio, ma dopo una giornata del genere si può solo dire: “ne valeva la pena”.

Giunti ad  Arona, dopo una breve visita alla città ed al  “Sancarlone”,  ci siamo imbarcati  (4 ore di navigazione)  per Locarno.

Durante il percorso, che ha toccato sia la sponda piemontese sia la sponda lombarda del lago, abbiamo avuto l’opportunità di apprezzare la bellezza del Verbano, con le sue isole e le sue sponde ricche di  ville con giardini in fiore.

Giunti a Locarno, dopo una breve visita della città, siamo saliti a bordo del  trenino della ferrovia Vigezzina  che attraverso la  Centovalli, su arditi viadotti e pareti strapiombanti sul greto del torrente Melazzo prima  e la Val Vigezzo dopo, ci ha  condotti a Domodossola. Entusiasti i partecipanti che hanno potuto ammirare in pochi chilometri paesaggi così belli e così diversi;  dirupata la Centovalli,  dolce  e ricca di  splendidi panorami la Val Vigezzo  detta anche: “La valle dei pittori”. Alla fine non bisogna dimenticare un ringraziamento alla nostra guida, il sig. Tournoud, che ha fornito numerose informazioni e con grande professionalità ci ha permesso di superare il  tragitto senza il benché minimo intoppo.

 

 25 marzo 2007

 Gita al  Principato di Seborga

I soci che il 25 marzo, nonostante il cattivo tempo, si sono recati al Principato di  Seborga  hanno avuto una gradita sorpresa: una guida d’eccezione, il  Ministro degli Esteri in persona ed una giornata quasi assolata (fra Ceva e Millesimo cadeva la neve!).

L’architetto  Walter Ferrari  ha  dimostrato grande disponibilità accompagnandoci  nella visita e rispondendo con  cortesia e dovizia di particolari alle  domande  poste e, ciliegina sulla torta, a Seborga abbiamo scoperto  un ristorante da ricordare: “Il Principe” presso il quale abbiamo potuto degustare eccellenti specialità.

Al pomeriggio una salutare passeggiata sul lungomare di Sanremo ci ha fatto smaltire alcune calorie di troppo e poi, con un po’ di rimpianto,  partenza  per  casa con un desiderio: “quando si  ritorna?”.

 

 Fedeltà al lavoro: Giovanni Depetris Cavaliere della Repubblica

Giovanni Depetris, titolare della carrozzeria e verniciatura più antica del pinerolese è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Depetris ha lavorato 60 anni: impegno, innovazioni nel settore, e riconoscimenti, ultimo la “fedeltà al lavoro” dal Sindaco di Torino On. Chiamparino.

Le congratulazioni degli amici dell’ALCE.

 
  I Martedì dell'ALCE
 Aprile e Maggio 2007

3 Aprile 2007

“Lo Shiatsu”

a cura dell’Istituto Europeo di Torino

 

o nuovamente nel campo della medicina alternativa ( discussa ma non tanto ) presentato dall’Istituto Europeo di Shiatsu di Torino, rappresentato rtatdall’ operatrice Silvia Di Stefano coadiuvata da insegnanti dell’Istituto e da alcuni allievi.

Molta curLa serata del 3 aprile ci ha poiosità tra gli astanti, soprattutto per le insospettate proprietà che si sono aperte.

Una applicazione su molti … volontari ha superato con divertito stupore le ovvie perplessità iniziali, lasciando una profonda curiosità, ed è presumibile che questa pratica abbia un più che soddisfacente futuro.

 

17 Aprile 2007

“I personaggi fantastici

delle Alpi”

a cura di Riccardo Pastore

 

Il 17 Aprile il folklore alpino, vecchia passione del relatore, ha offerto ai soci intervenuti alcuni aspetti poco noti.

Si è passati dall’emozionante salvataggio di persone, e soprattutto animali, ad opera del Servant d’Armance all’agiografico intervento di San Teodulo contro un maligno diavoletto, per arrivare allo strampalato Dahu, parto buffo ed un po’ trasgressivo della fantasia montanara.

Prima della chiacchierata l’anticipazione della “trentpala”, altra stramba figura del folklore valdostano che, compatibilmente con la disponibilità di un vecchio e saggio fabbro, si cercherà di realizzare quanto prima.

 

8 Maggio 2007

“Successioni e Donazioni”

a cura di Bartolomeo Pautasso

 

L’8 maggio l’amico Bartolomeo Pautasso ha messo il punto, provvisorio vista la facilità con cui oggi le leggi variano, su due importanti questioni giuridiche: successione e donazione. Le variazioni, anche se non notevoli, ci sono state e la raccomandazione è stata (anche se qualcuno in sala ha incrociato le dita) quella di non aspettare l’ultimo momento per sistemare questioni che potrebbero in seguito causare spiacevole evoluzione.

A fine esposizione una lunga serie di domande e richieste di chiarimenti ha dato la prova lampante che l’interesse sull’argomento è stato più che notevole.

La solita raccomandazione: gli argomenti interessanti sono molti, ma sarebbe bene che quelli che stanno a cuore, specialmente se mai trattati, venissero richiesti in modo che si possa provvedere alla opportuna preparazione. Grazie per la collaborazione che i Soci vorranno dare alla scelta.

 
 Federazione Italiana della Caccia: Notizie 

La FIDC - Federazione Italiana della Caccia Sezione di Pinerolo – (che come noto opera da tempo in stretta collaborazione con la nostra Associazione)  organizza per il mese di luglio due gare di tiro al piattello alla cacciatora, da svolgersi rispettivamente domenica 1 luglio e domenica 29 luglio, presso il campo di tiro a volo di Pramartino.

Nel corso della prima delle due manifestazioni (1 luglio) è stato messo in palio, come negli anni passati, il Trofeo ALCE, da noi sponsorizzato.

Per soddisfare le esigenze, oltre che dei  tiratori, anche dei buongustai, in entrambe le giornate è organizzata una ricca grigliata mista, come da tradizione, e pertanto è gradita la presenza (possibilmente su prenotazione) di tutti coloro che, anche non sportivi, vogliono comunque partecipare a tale momento di aggregazione.

Maggiori dettagli saranno reperibili sui depliant che verranno prossimamente diffusi.

 

La Federazione Italiana della Caccia – Sezione di Pinerolo  - ringrazia sentitamente l’Associazione ALCE per la sponsorizzazione dell’importante Trofeo che, ormai da anni, costituisce un punto di riferimento per i propri associati appassionati del tiro al piattello.

Piergiorgio MANAVELLA
 
 

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