- Risparmiare acqua e...soldi - Occhio ai saldi
- Alla ricerca dei punti perduti - Quanto puzzano certi tributi..
- Quando buttare le ricevute di pagamento - Cara multa
- Attenti all'airbag - "Cara" benzina
- Ristrutturazioni e nuove costruzioni - Le verande solari
- Occhio all'asterisco! - Vacche da mungere
- Occhio al peso - Addio canone
 
 Risparmiare acqua e...soldi

Un problema che di anno in anno si fa sempre più grave è quello della progressiva scarsità di acqua, dovuta sia all’aumento dei consumi sia a comportamenti che ne causano lo spreco.
Per ridurre il consumo di acqua potabile e di conseguenza, il costo della relativa bolletta, è stato approntato un dispositivo che dà come risultato un  getto efficace e ricco utilizzando la metà dell’acqua solitamente necessaria. Si tratta di piccoli apparecchi che, aumentando la percentuale di ossigeno presente nell’acqua corrente, ne riducono il flusso ma ne aumentano il volume, dando persino una resa maggiore. Sui rubinetti normali che hanno una parte finale svitabile è sufficiente, dopo aver tolto la capsula metallica finale, infilare il riduttore e riavvitare la capsula al suo posto. Per la doccia ed i rubinetti particolari si usa un riduttore speciale che va avvitato al flessibile (il tubo che porta l’acqua al “telefono” della doccia, o quelli che si trovano sotto i lavabi). Con questa semplice operazione che richiede pochi minuti si riduce  del 50% il consumo d’acqua dei rubinetti; quanto agli apparecchi domestici sui quali il riduttore non è installabile, cioè lavatrici e lavastoviglie, il risparmio si può ottenere usandole solo a pieno carico, diminuendo così la frequenza dei lavaggi. In ogni caso, utilizzando meno acqua calda, si ha pure un risparmio di energia per riscaldarla.

Almo Griot

 Alla ricerca dei punti perduti

Da quando è stata istituita la patente a punti è più facile che, mettendosi al volante, prima o poi finiamo per commettere un’infrazione comportante una decurtazione di punteggio. Perciò può essere utile conoscere in anticipo quale sarà l’iter burocratico previsto dalla legge, dal momento in cui si ha copia del verbale attestante la violazione: in ogni caso è possibile ricorrere al prefetto o al giudice di pace (del luogo in cui è avvenuta l’infrazione) entro 60 giorni. Se il ricorso al prefetto verrà respinto, sarà emessa un’ingiunzione di pagare una sanzione non inferiore al doppio di quella originariamente indicata; contro questo provvedimento è ancora possibile fare opposizione ricorrendo all’autorità giudiziaria competente.
Quando siano trascorsi i termini senza presentazione del ricorso, o qualora esso venga respinto, verrà inviata all’automobilista la comunicazione ufficiale della decurtazione dei punti-patente. Solo da tale momento la perdita di punteggio diventerà effettiva e quindi si potranno recuperare i punti frequentando gli appositi corsi previsti.             

FRAM

 Quando buttare le ricevute di pagamento.

Anche se siamo entrati nell' era dei computer e dell' informatica, i nostri cassetti rimangono occupati da una serie di bollette, ricevute e "ticket" di vario genere, per cui spesso ci si chiede quanto tempo occorra conservarle dopo il pagamento.
Anzitutto, per quanto riguarda le utenze domestiche (luce, gas, acqua, ecc.), conviene tener presente che parecchie fatture sono emesse con riferimento ad acconti sulla fornitura, quindi le ricevute vanno conservate almeno fino al pagamento delle fattura "di conguaglio" a saldo del servizio ricevuto ad una certa data.
Per altri tipi di quietanze, è possibile decidere quando sbarazzarcene tenendo presente alcune norme del codice civile, a seconda del genere di debito cui si riferiscono le quietanze stesse.
a) fitti e canoni di locazione in genere: le ricevute si possono buttare dopo cinque anni (art.2948); 
b) rate di premio dell' assicurazione: dopo un anno da ogni singola scadenza (art.2952);
c) conti degli alberghi o dei ristoranti: sei mesi (art.2954);
d) acquisti di merci (da parte di chi non è commerciante): dopo un anno dal pagamento (art.2955);
e) multe per infrazioni al codice della strada:150 giorni dall' oblazione (art.201 c.d.s.).
 

 Attenti all'airbag

Può accadere di non passare alla revisione dell’auto a motivo dell’airbag obsoleto, che cioè ha compiuto dieci anni. Il guaio ha una doppia faccia: tecnica e burocratica.
Sostituire il cuscino che si gonfia in caso di botta violenta costa abbastanza caro: da 400 euro ad oltre mille.
Una revisione attenta dell’auto può portare a curiose sorprese. Occorrerà quindi guardare l’etichetta appiccicata dalla casa costruttrice della vettura sulla portiera, ma non sempre la si trova, ed allora occorrerà un’attenta lettura del libretto delle istruzioni.
A meno che, per evitare spese e guai, si ritenga di far disattivare il palloncino salvavita.

 
 Ristrutturazioni e nuove costruzioni
 
Il via può arrivare in trenta giorni con il nuovo testo unico
 dell'edilizia

Il 30 giugno prossimo, dopo una serie di proroghe e rinvii, dovrebbe finalmente entrare in vigore il D.P.R. n. 380 del 6.6.2001, anche noto come “Testo Unico dell’edilizia” (T.U.E.). La nuova legge si prefigge di riordinare una massa di norme sedimentate nel corso degli anni, di snellire e velocizzare le procedure autorizzative.
I vari interventi edilizi vengono ridefiniti, dal più modesto (“manutenzione ordinaria”) al più radicale (“nuova costruzione” e “ristrutturazione urbanistica”).
La concessione edilizia, che cambia nome e diventa “permesso di costruire”, rimane lo strumento principale per gli interventi più consistenti (nuova costruzione, ristrutturazione urbanistica e ristrutturazioni edilizie maggiori).
La novità più significativa, comunque, riguarda l’ampliamento delle possibilità di utilizzo della “denuncia di inizio attività” (D.I.A.). Tale strumento, introdotto in edilizia nel 1993 e fino ad oggi utilizzabile per interventi minori (come, ad esempio, la realizzazione di una recinzione), è caratterizzata dall’automaticità della procedura: si presenta la denuncia (cioè la descrizione effettuata da un tecnico abilitato, che ne dichiara la conformità urbanistica) dei lavori che si intendono eseguire e, trascorsi trenta giorni senza osservazioni da parte degli uffici comunali, si può procedere con l’opera. Con la nuova legge, la D.I.A. si sviluppa notevolmente, tanto da potere oramai competere, in alcuni casi, con il “permesso di costruire”. Dispone infatti il T.U.E. che, in alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati mediante “denuncia di inizio attività” interventi di notevole entità, come la ristrutturazione edilizia che porti ad un organismo in tutto o in parte diverso dal precedente, anche con aumento delle unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici; si potranno addirittura realizzare con D.I.A. gli interventi di “nuova costruzione” o di “ristrutturazione urbanistica” qualora siano già disciplinati da piani attuativi generali (ad esempio: il piano regolatore) o particolari (come le lottizzazioni convenzionate) che siano sufficientemente dettagliati.
Le leggi regionali potranno, però, ampliare o ridurre l’ambito di applicazione della nuova D.I.A. In ogni caso, la logica dello strumento prevede che sia l’utente a scegliere, nei casi in cui è permesso, fra “denuncia” e “permesso di costruire”. La prima ha l’indubbio vantaggio della celerità (dopo trenta giorni dalla denuncia si può dare inizio ai lavori), ma comporta, in contropartita, l’onere di dichiarare, sotto la propria responsabilità, che l’intervento è conforme alla legge; cosa non sempre agevole nel caso in cui, ad esempio, si tratti di interventi complessi o che vengano in rilievo norme urbanistiche di difficile interpretazione. Con il permesso di costruire, invece, saranno gli uffici comunali a curare l’istruttoria ed a comunicarne l’esito entro settantacinque giorni dalla presentazione. In ogni caso, fatte salve alcune eccezioni (comuni con più di 100.000 abitanti o progetti  particolarmente complessi), la legge esplicitamente prevede che, scaduto tale termine senza esito (sia esso positivo o negativo) scatti il silenzio-rifiuto, suscettibile di impugnazione presso il Tribunale Amministrativo Regionale.
Gli oneri amministrativi rimangono, invece, commisurati all’intervento, essendo a tal fine indifferente la scelta tra D.I.A. e permesso di costruire.

Samuele Bruno
 

 Occhio all’asterisco!

Vi ricordate le istruzioni allegate alla dichiarazione dei redditi? Le precisazioni più importanti erano scritte spesso in caratteri piccoli. Ebbene, un particolare altrettanto insidioso è rappresentato da un asterisco [*] che compare sulle pagine che presentano ai lettori offerte di acquisto di beni o servizi. Eccone un esempio. Un’offerta di investimento promette un interesse annuo superiore al 7% fisso per un “tot” di anni. La proposta risulta allettante, ma l’asterisco rimanda ad una noticina piccolissima a fondo pagina, dove si precisa che non si tratta, come può apparire a prima vista, di un semplice prestito obbligazionario, ma di un investimento in azioni. L’asterisco inoltre precisa (in piccolo piccolo piccolo) che l’investimento è a rischio di cambio e che il capitale alla scadenza verrà rimborsato in base all’andamento (che può anche essere negativo) dei mercati azionari di riferimento, e che il tasso pubblicizzato è al lordo degli oneri fiscali. Insomma quel famigerato asterisco demolisce, per così dire, una buona parte dell’entusiasmo che l’offerta poteva avere acceso. Occhio all’asterisco dunque: è sempre meglio leggere tutto e chiedere spiegazioni dettagliate prima di firmare un impegno, perchè fraintendere... nuoce gravemente al portafoglio.

Almo Griot
 

 “Cara” benzina

Non si riesce quasi più a tenere il conto di quanti rincari abbia subìto negli ultimi anni il prezzo del carburante alla pompa in Italia. È innegabile che si tratti di un bene di prima necessità per tutti, e perciò ad alto rischio di inflazione in caso di aumenti di prezzo. Malgrado ciò, sebbene ogni ripetuto incremento di tale prezzo provochi una spirale di aumenti in altri consumi non voluttuari e quindi del costo della vita in generale, ad ogni rincaro praticato dalle industrie petrolifere (prezzo industriale) si accompagna inesorabilmente la penalizzazione degl’incolpevoli consumatori-automobilisti.
Il fatto che in Italia la benzina risulti la più costosa d’Europa è confermato dai dati diffusi dall’Antitrust (l’autorità garante) su “Il Giornale” del 21/10/1999, secondo cui in otto mesi - da gennaio ad agosto - sono stati spesi circa 900 miliardi in più della media dei 15 Paesi dell’Unione Europea. Ciò che incide in modo preponderante nella determinazione dell’importo è il carico fiscale, che raggiunge circa il 73% del prezzo finale.
C’è una sorta di meccanismo perverso nascente dal fatto che il costo “alla pompa” è la risultante del prezzo industriale, dell’imposta di fabbricazione (detta “accisa”) e dell’I.V.A.; quest’ultima si calcola sulla somma delle altre due voci. Di conseguenza, se una delle due aumenta, aumenta pure l’importo dell’I.V.A. anche se la sua percentuale (attualmente il 20%) rimane invariata, cosicchè in entrambi i casi il Fisco ci guadagna. Così è dimostrato che l’antico detto “mors tua, vita mea” è ancora valido, almeno per le casse dello Stato.

FRAM
 

 Occhio al peso

Quando si acquista una merce, non sempre è facile scoprirne il peso netto. Spesso confezioni che all’esterno appaiono abbastanza voluminose racchiudono al loro interno un contenuto non altrettanto abbondante. Se il prodotto è immerso in un liquido di copertura (acqua, aceto, salamoia, ecc.) la legge (DPR 322/82) richiede che venga indicato anche il peso netto sgocciolato del medesimo; tra i liquidi di copertura non è però compreso l’olio, ritenuto, per le preparazioni gastronomiche, parte integrante. Per prodotti soggetti a notevoli perdite di volume, o per quelli “venduti al pezzo”, deve comparire la scritta: “da vendersi a peso” o “da vendersi a pezzo”.
Per i prodotti preincartati (avvolti interamente senza essere a chiusura ermetica) il peso netto deve essere scritto sull’involucro, ma il consumatore, prima di effettuare l’acquisto, ha diritto di chiedere l’apertura della confezione e la pesatura del prodotto in sua presenza; fermo restando, se il peso netto corrisponde a quello dichiarato sulla confezione, l’obbligo di acquisto della stessa.
Sui prodotti sfusi, la legge 441 del 5/5/81 stabilisce che la bilancia deve essere collocata in modo che il compratore possa vederla facilmente; indica le caratteristiche della carta da usare e chiarisce che la merce deve essere venduta al netto della tara. Quindi, quando compriamo per £. 2000, 3000 e oltre un etto di prosciutto o altro, la carta è un qualcosa il cui costo è già compreso nel prezzo anche se il suo peso non è compreso in quello della merce acquistata. Comprare la carta al prezzo della bresaola... nuoce gravemente al portafoglio.

 

 Le verande solari
 Per lo sfruttamento dell'energia solare passiva

Sognare l’Africa in giardino tra un oleandro ed un baobab non è solo più il sogno di un bambino... come nella famosa canzone di Celentano -“Azzurro” - ma una realtà.
Oggi la tecnologia dei sistemi di ventilazione, alla luce della normativa contenuta nel nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Pinerolo, ci offre l’opportunità di costruire serre, verande solari e giardini d’inverno (a condizione di avere un’esposizione solare adeguata: est-sud-ovest); così, disadorni e dimenticati balconi, terrazzi, cortili possono trasformarsi in ambienti deliziosi e confortevoli e permettere di catturare e conservare il calore della preziosa luce solare a beneficio di nuovi spazi, raccolti e immersi nel verde.
In pratica, sarà finalmente possibile riscaldare certi ambienti residenziali quasi esclusivamente con l’uso di energia “gratuita”, fornita dal sole, specialmente nelle fredde e terse giornate invernali. In questo periodo, benché l’azimut solare (cioè l’angolo d’inclinazione) sia al minimo, esso è tuttavia sufficiente ad irradiare il proprio calore attraverso superfici vetrate, andando a riscaldare pareti pesanti, appositamente trattate con colori scuri in modo da assorbire la massima quantità possibile di energia termica, energia che verrà poi gradualmente rilasciata nelle successive ore di ombra (effetto dell’irraggiamento del black body).
Anche balconi di condominio potranno essere trasformati in serre (per un massimo di 10 mq. per unità immobiliare), a condizione che venga richiesta la competente concessione edilizia e che vi sia il consenso degli altri condomini.
Per le costruzioni oggetto di restauro o per le nuove costruzioni sono concessi spazi in più rispetto agli indici di zona, spazi che risultano esonerati da oneri di urbanizzazione, sempre che siano esposti nel quadrante sud - sud-est - sud-ovest, e che siano dotati di accorgimenti atti ad utilizzare l’energia solare passiva.
Bisogna ricordare, inoltre, che gli edifici oggetto di restauro potranno usufruire di sconti erariali pari al 36% dei costi sostenuti.
Ogni sistema passivo di riscaldamento ad energia solare è, dunque, una struttura molto semplice, composta da due elementi fondamentali: una parete finestrata rivolta a sud per la captazione dell’energia solare ed una massa termica per l’assorbimento, l’accumulo e la successiva distribuzione del calore di locali residenziali annessi quali: camere da letto, soggiorni, cucine, ecc.
L’ Unione Europea, ben conscia che i sistemi energetici non rinnovabili vanno verso un inesorabile esaurimento, sta da tempo promuovendo attività di ricerca per lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili e, soprattutto, “pulite”. Le verande solari rappresentano appunto uno dei sistemi di utilizzo di questi metodi di recupero energetico, funzionali e non inquinanti.
Purtroppo, la loro diffusione ha stentato, fino ad oggi, a prendere piede nel nostro paese; all’estero invece, e specialmente nei paesi scandinavi dove il sole è considerato una “merce preziosa”, se ne fa uso da anni. Le cronache nostrane degli ultimi tempi, tuttavia, dal “caro petrolio” alle città “blindate” al traffico la domenica, ci riportano bruscamente alla realtà, ricordandoci che con i costi dell’“oro nero” c’è poco da scherzare, ma soprattutto che non si può prendere sotto gamba la tutela dell’ecosistema. I tempi sono certo maturi perché si volga l’attenzione verso queste nuove fonti di energia, nella speranza che le nostre Autorità Pubbliche (che, a tutti i livelli, hanno raramente brillato per la tempestività nell’adeguarsi agli orientamenti comunitari), recepiscano con l’opportuna sensibilità.
Vastissima è la gamma delle possibilità di utilizzo, in quanto le diverse soluzioni si adattano alle necessità più disparate, di edifici nuovi o già esistenti: vanno dalla veranda classica, con pianta rettangolare e copertura a falda unica, a forme più articolate, caratterizzate da geometrie complesse. Anche la dotazione delle verande può assecondare i desideri di un vasto pubblico: finestre e porte, elementi di ventilazione e ombreggiatura, scherma-ture solari per ripararsi dai raggi cocenti o anche pannelli fotovoltaici per la produzione di energia a basso costo e, soprattutto, non inquinante.
Tutti i tetti, le finestre e le porte delle verande possono essere progettati per avere il vetro-camera isolante e antisfondamento (assecondando così anche esigenze di sicurezza). La soluzione migliore è l’utilizzo di vetri a bassa emissività, che consentono cioè una minore dispersione del calore senza compromettere l’apporto di luce; questo tipo di vetro può avere un valore di trasmittenza termica di circa 1.3 W/m2 K, ed è necessario per le verande, le quali devono rispettare i valori di isolamento termico previsti dalla legge.
Installando vetri speciali con uno spessore che parte da 32 mm si può ottenere, inoltre, un ottimo isolamento acustico. Esistono pure in commercio vetri-camera in speciali materiali plastici, più leggeri e sicuri sotto il profilo antin-fortunistico.
In una veranda le temperature cambiano molto velocemente; per ottenere una situazione climatica di benessere all’interno è molto importante che venga effettuata una corretta ventilazione. In questo modo si impedisce un effetto di surriscaldamento ed una umidità eccessiva, determinata ad esempio dalle piante. Nel caso la veranda sia posizionata a sud-ovest, sono indispensabili delle aperture sul tetto per garantire una corretta ventilazione (l’apertura delle porte non è sufficiente, data la condizione di “pieno” irraggiamento solare); a tale scopo sono efficaci anche degli aspiratori da installare sul tetto o sul punto più alto della parete perimetrale. Un’aerazione efficace si ottiene emettendo aria fresca dalle zone basse; per questo si possono installare aspiratori a livello del pavimento, che agiscono anche a porte chiuse.
Vi sono varie soluzioni per proteggersi dal sole. Il modo più efficace è l’ombreggiatura esterna, che impedisce alla luce solare di penetrare attraverso il vetro. I sistemi di protezione interna tramite l’utilizzo di tendaggi e schermature in genere assicurano un sufficiente livello di ombreggiatura ed un controllo del microclima interno. Una recente novità sono le veneziane inserite all’interno dei vetri-camera ed azionate con sistemi elettromagnetici a movimento e regolazione automatica; il vantaggio di queste è la ridotta manutenzione, in quanto le parti meccaniche non sono esposte agli agenti atmosferici.
Solitamente la struttura portante delle verande ha una sezione architettonica in vista di 60-50 mm ed è posizionata all’interno dei locali. Il vetraggio  consigliato è quello realizzato con vetrocamera da 26-32 mm.
La veranda può essere approntata su misura rispettando le esigenze dell’immobile a cui deve essere applicata, non esistendo limiti di misura e foggia dei moduli; infatti nella costruzione non è necessario seguire schemi definiti e si possono sviluppare idee anche molto articolate. E’ anche possibile progettare verande autonome, che consentono di realizzare un edificio in metallo/legno-vetro completamente indipendente (ovviamente con il limite delle prescrizioni contenute nelle Norme Tecniche dei Piani Regolatori Comunali). Una veranda o serra diventa spesso a tutti gli effetti una parte dell’edificio, collegata direttamente alla casa a cui apporta riscaldamento e benessere.
Con i sistemi a taglio termico FW 50+ e FW60+ (dove all’interno dei profilati metallici vengono inseriti speciali materiali coibenti con bassa trasmissione termica) si ottengono ottimi risultati di isolamento e recupero di energia termica.

Mauro BRUNO
 

 Occhio ai saldi

Quando è tempo di “saldi” (cioè delle vendite di fine stagione), c’è chi ritiene che tale opportunità implichi per conseguenza una riduzione delle garanzie per il consumatore. Deve invece essere ribadito che durante tutto l’anno la normativa sulla compravendita è sempre la stessa, e quindi le garanzie previste dalla legge valgono anche per le “occasioni”, siano esse i cosiddetti “saldi”, o vendite promozionali (per merce in stock), oppure vendite di liquidazione (per cessazione o rinnovo di attività). Quindi, anche in questi casi, chi acquista un prodotto risultato poi difettoso ha diritto di farselo sostituire (purchè ne denunzi i difetti entro 8 giorni dalla scoperta) ed ha pure il diritto di “ripensare” l’acquisto e sostituirlo con altro, quando ciò non sia stato espressamente e preventivamente escluso dal negoziante (per es. con un apposito cartello ben visibile alla clientela).
Un’altra spiacevole sorpresa che può capitare nel corso delle vendite straordinarie è il rifiuto, da parte di alcuni commercianti, di ricevere il pagamento con carta di credito, pur avendo esposto la “vetrofania” che segnala l’accettazione nel negozio della carta stessa. A questo proposito si dovrebbe riflettere come in tutti i Paesi civili le carte di credito siano ormai un diffusissimo strumento di pagamento, destinato a soppiantare nel tempo le altre forme tradizionali; d’altra parte, è fuori dubbio che l’esposizione del “bollino” segnalante l’accettazione nel negozio di una carta di credito (Carta SI, Visa, American Express, ecc.) significa un invito al cliente ad offrire il pagamento in quella forma. Quindi la “sospensione” di tale agevolazione durante le vendite straordinarie è da ritenersi del tutto ingiustificata, dal momento che le convenzioni sottoscritte dagli esercenti con le Aziende emittenti carte di credito non prevedono deroghe in tal senso. Ne è una riprova il fatto che tali Aziende invitano i propri associati a segnalare i nominativi degli esercenti che non rispettino le convenzioni stipulate, per i provvedimenti del caso.

FRAM
 

 Vacche da mungere

Da parecchi anni, e con progressione costante, si assiste ad un bombardamento vessatorio in materia fiscale nei confronti dei possessori di autoveicoli, considerati evidentemente la classica “vacca da mungere” con estrema facilità e comodità, essendo ormai l’auto un bene di utilizzo irrinunciabile. Se si approfondisce poi l’osservazione del fenomeno “spremitura” dell’automobilista, si scoprono sempre ulteriori motivi per ritenerlo vittima di una perversa spirale d’ingiustizia. Per esempio, uno dei principi dell’imposizione fiscale è quello per cui la tassazione di un bene economico dovrebbe essere direttamente proporzionale al valore del bene stesso; ebbene, il bollo auto (che è una tassa sulla proprietà dell’auto in base alla cilindrata) rimane invariato – quando non viene addirittura aumentato col pretesto dell’inflazione – anche se il veicolo è uno dei beni che si deprezza maggiormente di anno in anno. Forse il Fisco “dimentica” che molti proprietari di grosse auto le tengono semplicemente perché non riescono a rivenderle, e non per il gusto masochistico di pagare sempre di più per qualcosa che vale sempre meno.
Un altro esempio: il costo dell’assicurazione sulla responsabilità civile dovrebbe gravare sull’automobilista in base alla sua maggiore o minore prudenza come guidatore, valutata caso per caso. Invece, in Italia le tariffe RC/Auto, a parità di cilindrata, variano a seconda della targa di immatricolazione del veicolo, in base alla “pericolosità” del traffico nella relativa provincia (nulla impedisce , poi, ad un torinese di avere la residenza a Bagnolo, cioè appena oltre il confine della provincia di Torino, e di circolare con targa CN prevalentemente nel capoluogo, pagando così un premio assicurativo inferiore rispetto ad un identico veicolo con targa TO).
Un’altra discriminazione, che attribuisce fiscalmente la qualifica di “presunto benestante” a chi ne è colpito, riguarda i guidatori che per necessità utilizzano veicoli con cambio automatico: la maggior parte delle auto che ne sono dotate, anche come semplice “optional” cioè a richiesta del compratore, appartiene alle grosse cilindrate – oltre 1500 cc – con prezzi di vendita da 40 milioni in su, come se tutti i portatori di handicap appartenessero alle categorie economicamente più agiate; ma se è vero che le auto più costose sono anche più dotate di servocomandi, la necessità di servirsene non può comportare l’obbligo di accollarsi un prezzo proibitivo. Concludendo, almeno dal punto di vista degli automobilisti, non sembra affatto di essere entrati nel Terzo millennio …

Almo GRIOT
 

 Quanto puzzano
 certi tributi...

Da alcuni anni i cittadini che pagano al proprio Comune la tassa sui rifiuti solidi urbani, versano contemporaneamente  - e forse neppure lo sanno - un tributo a favore della Provincia per far fronte ai costi relativi alla tutela dell’igiene ambientale. E’ come dire che si paga due volte, a due Enti diversi, per la pulizia dell’ambiente che ci circonda. Come se non bastasse, questo tributo provinciale è aumentato progressivamente fino ad arrivare in certi casi ad incrementi del 300-400%. E ciò anche se certe Province spesso non abbiano fatto nulla per “adattare” questo introito alle effettive esigenze del territorio.
Ma c’è dell’altro: il rischio per i contribuenti di pagare sempre di più senza ricevere nuovi servizi a proprio vantaggio. Infatti il tributo provinciale era noto come addizionale Ta.r.s.u. (tassa per lo smaltimento dei rifiuti), che era fissata in base alla superficie degli immobili urbani; ma dal 1° gennaio 2000 è prevista per i Comuni la possibilità di trasformare quella tassa in “tariffa” per lo smaltimento dei rifiuti in generale, compresi quindi quelli abbandonati sulle strade e aree pubbliche o soggette ad uso pubblico. Se questa nuova tariffa (che non è più commisurata alla superficie), una volta introdotta, verrà aumentata per coprire i maggiori costi di gestione del servizio “esterno” di nettezza urbana, crescerà in proporzione l’ecotributo provinciale senza che vi siano nuovi servizi a carico delle Province. Doppio introito quindi, inutile ed esoso per i cittadini, ma utilissimo alle amministrazioni provinciali.
Di male in peggio …

M.F.
 

 Addio canone

Il contratto “Telecom” del telefono di casa da alcuni mesi può essere disdetto e si può scegliere un operatore diverso. La liberazione dell’ultimo miglio, finora di proprietà esclusiva dell’ex monopolista Telecom, è ora una realtà. L’utente ora divenuto il “cliente” può quindi scegliere altri operatori telefonici e stipulare contratti particolari.
Ci sono però alcune restrizioni tecniche ed alcune condizioni economiche da esaminare.
Tecnicamente non tutti i nuovi operatori che offrono servizi coprono l’intero territorio nazionale. Essi, infatti, incominciano ad offrire i loro servizi alle grandi città, dove sono presenti un gran numero di clienti e quindi, il loro investimento iniziale può ammortizzarsi in un tempo minore.
A prescindere da questa limitazione tecnica-geografica possiamo analizzare insieme alcune offerte e dare una risposta alla domanda: canone Telecom addio?
• Infostrada - Al momento questo gestore propone tre contratti attivi, per ora, in un certo numero di grandi città, ma non completamente operativi. Comunque li possiamo analizzare e verificarne la convenienza. Tutti i tre contratti hanno in comune la parola solo che ci permette di liberarci dal canone Telecom, ma ci impone l’utilizzo di “Solo Infostrada”. Si esce da un costo fisso, il canone Telecom, e si stipula un contratto a costo fisso comprendente alcuni tipi di telefonate. Solo Infostrada base al costo di 59000 lire il mese (30,47 E) permette di fare tutte le telefonate verso la rete fissa. Saranno a pagamento le telefonate verso i cellulari (594 lire / 0,31 E al minuto in fascia alta) e le navigazioni in Internet (18 lire il minuto più scatto alla risposta). Solo Infostrada net al costo di 83000 lire il mese (42,87 E) aggiunge al canone base 20 ore di navigazione in Internet gratuite. La differenza di prezzo tra le due offerte consiste nel costo di 20 collegamenti di un’ora a 18 lire / 0,01 E il minuto con Internet e 20 scatti. Solo Infostrada tempozero al costo di 114000 lire il mese (58,88 E) comprende la rete fissa e Internet illimitato. Sono sempre escluse le telefonate verso i cellulari.
• Wind - Questo secondo gestore, da poco entrato a far parte del polo Wind Infostrada, offre condizioni simili a Infostrada. Attenzione i prezzi pubblicizzati sono in lire al secondo: ad esempio 9,4 lire al secondo verso i cellulari non Wind (tariffa Flat: 69000 lire / 35,64 E  al mese) equivalgono a 564 lire / 0,29 E al minuto! L’utilizzo di altri gestori, digitando un prefisso, non è possibile con le tariffe a quota fissa.
• Aexis - Il contratto offerto si chiama “Quanto vi pare” ed è, per ora, attivo in alcune città tra cui Roma, Napoli, Milano e Torino. Con 30000 lire il mese (15,49 E) si possono fare tutte le telefonate urbane e navigare in Internet per un tempo illimitato. A pagamento le telefonate verso i cellulari (500 lire / 0,26 E al minuto in fascia alta) e le interurbane (220 lire / 0,11 E al minuto in fascia alta). Infine l’utilizzo di altri gestori, digitando un prefisso, non è possibile.
Sono convenienti queste proposte? Prevedono comunque, come per il canone, un costo fisso da pagare anche quando siamo assenti.
La quota fissa da pagare, per molti, è un costo non indifferente. Specialmente per chi usa poco il telefono. Inoltre, con la presenza dei numerosi telefoni cellulari, si fanno molte più telefonate verso questi ultimi che verso la rete fissa.
Infine la condizione contrattuale esclusiva non ci permette, come con il canone Telecom, di cambiare momentaneamente il gestore digitando un prefisso e sfruttare l’offerta più conveniente secondo il tipo di telefonata.

Giovanni Carosso
g.carosso@libero.it

 

 Cara multa

Sanzioni più severe per le infrazioni al Codice della Strada. Alcuni reati previsti dallo stesso sono stati depenalizzati, ma sono diventate molto più severe le sanzioni accessorie. Il decreto sulla depenalizzazione approvato dal Consiglio dei ministri il 29 dicembre 1999, infatti, ha modificato anche alcune sanzioni del Codice stradale.
Le infrazioni e le nuove sanzioni sono le seguenti:
• guida con patente scaduta
  - pagamento della prevista sanzione da Lire 242.400 a 969.600 e ritiro della patente;
  - sanzione accessoria aggiunta: fermo del veicolo per due mesi e confisca del medesimo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• guida senza patente (non conseguita, revocata o non rinnovata per mancanza di requisiti)
  - nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 4 a 16 milioni di multa, fermo del veicolo per 3 mesi e sua confisca in caso di ripetizione dell’infrazione.
• contraffazione o alterazione del numero del telaio        
  - nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: multa da 4 a 16 milioni.
• ciclomotore con contrassegno alterato o contraffatto
  - nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni, fermo del veicolo per 3 mesi e confisca in caso di ripetizione dell’infrazione.
• veicolo con targa non propria o contraffatta
  -  nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni, fermo del veicolo per 3 mesi (salvo ritiro della targa) e confisca del veicolo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• trasporto merci pericolose non autorizzato o in contrasto con le norme di sicurezza
  - nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni di multa, sospensione carta di circolazione e patente da 2 a 6 mesi e confisca del veicolo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• inversione di marcia, circolazione contromano, attraversamento dei varchi in autostrade e strade extraurbane principali
  - nuova sanzione: da 3 a 12 milioni di multa, sospensione patente da 6 a 24 mesi e fermo del veicolo per 3 mesi, confisca in caso di ripetizione dell’infrazione.
• guida con carta di circolazione sospesa
  - nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni di multa, sospensione patente da 3 a 12 mesi e confisca del veicolo in caso di ripetizione dell’infrazione.
• guida con patente sospesa
  - nuova sanzione in sostituzione dell’arresto: da 3 a 12 milioni di multa, revoca della patente e fermo del veicolo per 3 mesi; confisca in caso di ripetizione dell’infrazione.

Giovanni Carosso
g.carosso@libero.it
 

 

 

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